La norma europea che porta l'analisi del ciclo di vita dalla scala del prodotto a quella dell'edificio: definisce il metodo di calcolo per quantificare e dichiarare la prestazione ambientale di una costruzione, nuova o esistente. È il complemento della EN 15804, che regola le EPD dei prodotti: l'una fornisce i dati, l'altra dice come sommarli. Norma tecnica protetta: se ne descrive la logica, non si riproduce. L'edizione corrente è la EN 15978:2026, che ha sostituito la EN 15978:2011.
Si applica alla valutazione della prestazione ambientale di edifici nuovi ed esistenti e degli interventi di ristrutturazione. È volontaria come norma, ma è il metodo a cui rimandano, direttamente o di fatto, gli strumenti che chiedono il calcolo dell'impronta di un edificio: i Criteri Ambientali Minimi negli appalti pubblici, la Tassonomia UE per la finanza sostenibile, e la direttiva EPBD, che introduce il calcolo del potenziale di riscaldamento globale lungo il ciclo di vita per i nuovi edifici.
Applica alla scala dell'edificio il quadro dell'analisi del ciclo di vita definito dalle ISO 14040 e 14044. Struttura la valutazione per fasi del ciclo di vita — dalla produzione dei materiali alla costruzione, all'uso, al fine vita, più i benefici e i carichi oltre il confine del sistema — e definisce l'oggetto della valutazione, i confini del sistema, il periodo di riferimento e le regole con cui i dati di prodotto vengono aggregati. I dati in ingresso sono in larga parte quelli delle EPD redatte secondo la EN 15804. Qui ne descriviamo l'impianto: indicatori, formule e regole di dettaglio restano contenuto protetto della norma e vanno letti sull'originale.
La scala. La EN 15804 fissa le regole per le Dichiarazioni Ambientali di Prodotto: dice come si misura l'impronta di un materiale o di un componente. La EN 15978 dice come quelle impronte si combinano in quella di un edificio intero, tenendo conto delle quantità in opera, della durata, delle sostituzioni e del fine vita. Sono due anelli della stessa catena: senza la prima mancano i dati, senza la seconda non si sa sommarli.
No, ed è la ragione per cui questa norma esiste. Un insieme di prodotti virtuosi non fa automaticamente un edificio virtuoso: contano le quantità effettivamente impiegate, la vita utile di ciascun elemento e quante volte andrà sostituito, l'energia consumata in esercizio e ciò che accade a fine vita. Un materiale con un'ottima EPD usato in eccesso, o destinato a essere sostituito tre volte, può pesare più di uno peggiore usato bene.
Come norma tecnica è volontaria. Diventa però di fatto necessaria ogni volta che uno strumento cogente chiede il calcolo dell'impronta di un edificio: i Criteri Ambientali Minimi negli appalti pubblici, la Tassonomia UE, e la direttiva EPBD, che introduce il calcolo del potenziale di riscaldamento globale lungo il ciclo di vita per i nuovi edifici. La volontarietà riguarda la norma, non l'obbligo che la richiama.
Perché è una norma tecnica a riproduzione protetta. La regola editoriale di Architheca è netta: delle norme UNI, EN e ISO si descrive la logica — a cosa servono, come sono costruite, come si legano alle altre — ma non si riproducono tabelle, valori o clausole, e non si rimanda a chi le vende. Per i contenuti puntuali si consulta la norma presso l'ente di normazione.