Ordinanza di protezione civile che ha riclassificato l'intero territorio italiano in quattro zone sismiche a pericolosità decrescente, ponendo fine alle aree 'non sismiche', e ha introdotto i primi criteri tecnici per costruire in zona sismica (poi sostituiti dalle NTC). Pubblicata in G.U. n. 105 dell'8 maggio 2003.
Riguarda l'intero territorio nazionale ai fini della classificazione e le costruzioni in zona sismica. Oggi la progettazione antisismica è governata dalle NTC 2018 e i controlli dal D.P.R. 380/2001; gli elenchi operativi delle zone sono adottati e aggiornati dalle Regioni.
Fino al 2003 ampie porzioni del territorio non erano classificate come sismiche, e lì si costruiva senza criteri antisismici. Dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia (2002), l'OPCM 3274/2003 riclassifica l'intero Paese: non esistono più aree 'non sismiche', ma quattro zone a pericolosità decrescente. Con la riclassificazione arriva anche una normativa tecnica sismica di nuova generazione, impostata sugli stati limite e sulla gerarchia delle resistenze, sulla scia dell'Eurocodice 8. Non sono i primi criteri antisismici italiani — una normativa nazionale esisteva almeno dal R.D.L. 640/1935 e dalla L. 64/1974 — ma è il cambio di generazione che conta.
La zona sismica resta il quadro amministrativo, ma la progettazione strutturale non parte più dalla zona: le NTC 2018 (D.M. 17/01/2018) calcolano l'azione sismica sito per sito, a partire dalle coordinate e dalla pericolosità di base, modulata per categoria di sottosuolo e periodo di riferimento dell'opera. La zona dice 'dove siamo nel quadro nazionale'; le NTC dicono 'quanta azione sismica applicare qui'.
La classificazione operativa è competenza delle Regioni, che adottano e aggiornano gli elenchi dei Comuni per zona sulla base dei criteri statali. Sul piano dei controlli, il D.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell'Edilizia, Parte II) disciplina autorizzazioni, depositi e vigilanza sulle costruzioni in zona sismica, con adempimenti graduati secondo la zona e il tipo di intervento.
La classificazione governa anche politiche e incentivi: la mappatura del rischio sismico è il presupposto di misure come il Sismabonus e della programmazione della prevenzione. È il livello in cui l'Italia ha scelto, dopo il 2003, di trattare il proprio territorio come interamente esposto, in misura diversa, all'azione dei terremoti.
Ha riclassificato tutto il territorio nazionale in quattro zone sismiche, eliminando le aree non classificate, e ha introdotto una normativa tecnica sismica di nuova generazione, impostata sugli stati limite e sulla gerarchia delle resistenze. Non erano 'i primi' criteri antisismici italiani: una normativa nazionale esisteva almeno dal R.D.L. 640/1935 e dalla L. 64/1974. Quegli allegati tecnici sono poi stati superati dalle NTC.
No: il dimensionamento segue le NTC 2018 con i parametri di pericolosità del sito specifico. La zona ha valore amministrativo e di controllo, non è il valore di calcolo.
Quattro: la Zona 1 è la più pericolosa, la Zona 4 la meno. Gli intervalli di accelerazione (ag) associati sono stati definiti dall'OPCM 3519/2006.
Le Regioni, che adottano e aggiornano gli elenchi dei Comuni per zona sulla base dei criteri statali.
L'appartenenza alle zone 1, 2 o 3 è una condizione di accesso al Sismabonus — la zona 4 ne è esclusa. Non è però un criterio di graduazione: l'aliquota è la stessa nelle tre zone ammesse. La classificazione è il presupposto della misura, non il suo dosaggio.