Tutti i processi
PRC.37 · Processo Costruttivo

Tetto Piano con Membrana Sintetica

Un tetto piano non è piano, e non deve esserlo: è una superficie disegnata perché l'acqua trovi da sola la strada verso i bocchettoni. La membrana è solo l'ultimo anello. Le due domande che decidono la riuscita sono poste molto prima: dove va l'acqua, e come sta giù il manto quando il vento smette di spingere e comincia a tirare.

Pendenza a manto finito
almeno 1,5-2%
Spessore corrente della membrana
1,5-2,0 mm
Sormonto saldato
60-80 mm, saldato in continuo
Fissaggi in angolo
fino a 2-3 volte il campo

Panoramica

TAV. 00

L'impermeabilizzazione con membrana sintetica in teli saldati fra loro ha sostituito quasi ovunque le vecchie stratificazioni a più strati, per un motivo semplice: la continuità non è affidata a un adesivo ma a una saldatura, cioè a una fusione del materiale con se stesso. Da qui discendono i pregi e i punti critici. Il manto è leggero, riparabile e controllabile; in compenso è sottile, e tutto ciò che lo perfora o lo tiene fermo diventa parte della tenuta. Il progetto si gioca su tre piani distinti che vanno tenuti separati nella testa: il piano idraulico, cioè le pendenze e i punti di scarico, che devono funzionare anche quando un bocchettone si ottura; il piano igrotermico, cioè l'ordine degli strati e la barriera al vapore, che decide se dentro il pacchetto si forma condensa; e il piano meccanico, cioè il modo in cui il manto resiste al vento, che non è un carico che schiaccia ma una depressione che strappa, e che sui bordi e negli angoli vale molto più che in mezzo alla copertura.

La partitura di posa

TAV. H
NON IN SCALA2 strati su 5 in operaMassetto delle pendenze

Il dettaglio del gestola forma idraulica della copertura

SOLAIOBOCCHETTONE1,5-2% verso lo scaricola pendenza si misura a manto finito, non sul solaio
01Giorni 1-5

Le pendenze: decidere dove va l'acqua

Si rilevano le quote reali del solaio, si posizionano i bocchettoni e si forma il piano inclinato che li serve, con il massetto delle pendenze oppure con isolante già sagomato. Si verificano i compluvi, cioè le linee lungo cui l'acqua converge, e si controlla che nessun punto resti in contropendenza rispetto allo scarico che gli compete.

Perché si fa cosìUn tetto piano non fallisce quasi mai perché la membrana è scadente: fallisce perché l'acqua si ferma. Un ristagno permanente non è solo un problema estetico o di sporco: è un carico che si somma dove la struttura si è già inflessa, ed è un punto in cui la membrana lavora sempre bagnata, cioè nelle condizioni peggiori possibili per i suoi giunti. C'è poi una ragione geometrica che sfugge: la pendenza va misurata a manto finito, non sul solaio, perché gli strati successivi hanno tolleranze proprie che possono mangiarsi il poco che era stato previsto. Un uno per cento nominale, dopo tre strati e le loro tolleranze, è spesso zero.
1,5-2% · pendenza a manto finito2 · scarichi indipendenti per ogni bacino, quando possibile
In manolivello ottico o laser rotantestaggia e frattazzo
niente massetti sotto i cinque gradi: la presa si blocca
L’errore che costa caroProgettare le pendenze sulla carta senza rilevare l'inflessione reale del solaio: la campata si è già abbassata al centro, e l'acqua si ferma proprio lì dove il disegno la mandava via.
Controllo DLVerifica delle quote con livello ottico su una griglia di punti, non solo ai bordi; prova pratica con secchio d'acqua nelle zone dubbie, che mostra in pochi minuti ciò che il disegno non dice.
«Il tetto piano non perde: ristagna. E quando ristagna, prima o poi perde.»taccuino di cantiere — sintesi redazionale
Le battute — coi giorni del cantierebattuta 1 di 5
7-14 giorniil massetto delle pendenze deve cedere l'umidità prima di essere chiuso dalla barriera al vapore: quella che resta sotto non ha più una via d'uscita e ritorna come condensa

clicca una battuta · frecce ← → per scorrere il cantiere · le pause tratteggiate sono la chimica che lavora

La forza che nessuno disegna

Il vento non spinge sul tetto: lo aspira

TAV. G1

Quando il vento investe un edificio, sopra la copertura il flusso accelera e si distacca, e la pressione locale scende sotto quella dell'aria interna. Il risultato è che il manto viene tirato verso l'alto, non schiacciato verso il basso. Quella depressione non è uniforme: è modesta al centro della copertura, cresce lungo tutti i bordi e diventa massima negli angoli, dove il flusso gira su se stesso formando vortici. Da qui la regola che governa il fissaggio: il passo non è costante ma segue tre fasce, e la fascia d'angolo, che occupa una minima parte della superficie, è quella che assorbe la maggior parte dei fissaggi.

VENTODEPRESSIONE: IL MANTO VIENE TIRATO SUCAMPOBORDOANGOLOgli angoli sono pochi metri quadri e si prendono la maggior parte dei fissaggi

Schema qualitativo delle zone di carico; l'estensione delle fasce e il numero di fissaggi si ricavano dal calcolo dell'azione del vento sull'edificio specifico, in funzione di altezza, esposizione e geometria.

Tre modi di stare giu

Fissata, incollata o zavorrata: la scelta non è solo di costo

TAV. G2

Un manto sintetico può essere trattenuto in tre modi, e ciascuno sposta il problema altrove. Il fissaggio meccanico è il più economico e il più rapido, ma trasferisce ogni raffica alla struttura in punti concentrati e obbliga a perforare l'isolante e la barriera al vapore. L'incollaggio distribuisce il tiro su tutta la superficie e non perfora nulla, dando anche un manto più silenzioso e senza ondulazioni, ma pretende un supporto compatto, asciutto e pulito, e non tollera l'improvvisazione. La zavorra non fissa nulla: mantiene il manto giù con il peso, protegge la membrana dai raggi solari e ne allunga molto la vita, ma va verificata sulla struttura e cambia in modo sostanziale il carico permanente. La scelta si fa insieme allo strutturista, non in cantiere.

FISSATAil tiro va nei puntie perfora gli stratiINCOLLATAil tiro si distribuiscee nulla viene foratoZAVORRATAil peso tiene giu il mantoe lo protegge dal solela zavorra è la soluzione che dura di più, ma è anche l'unica che devi chiedere allo strutturista

Confronto qualitativo fra i tre sistemi; la scelta dipende dall'edificio, dall'esposizione al vento e dalla capacità portante disponibile, e va verificata caso per caso.

Come invecchia (e cosa lo tradisce)

TAV. P
RISTAGNOAcqua ferma che non evapora fra una pioggia e l'altra: pendenze insufficienti o contropendenza per inflessione del solaio (fase 01). Non è un difetto estetico: è carico permanente aggiunto dove la struttura si è già abbassata, e membrana che lavora sempre bagnata.
SOLLEVAMENTO AL BORDOIl manto si stacca lungo il perimetro o in angolo dopo una raffica: fissaggi a passo costante invece che infittiti nelle fasce di depressione massima (fase 04). Il cedimento parte sempre da un angolo e progredisce verso il campo.
CONDENSA INTERSTIZIALEL'isolante si trova bagnato a manto integro: barriera al vapore interrotta agli attraversamenti o non risvoltata ai bordi (fase 02). La prestazione termica crolla e la macchia a soffitto compare lontano dal punto di ingresso del vapore.
SALDATURA FREDDAIl sormonto sembra saldato ma i due teli si sono solo toccati: temperatura o velocità della saldatrice fuori taratura (fase 04). Supera l'ispezione visiva e si apre alla prima escursione termica importante, di solito il primo inverno.
SCARICO INEFFICACEBocchettone a quota errata, sottodimensionato oppure senza troppopieno (fase 05). Nel caso peggiore l'ostruzione non si manifesta finché il carico d'acqua non diventa un problema strutturale, perché nessuno vede il tetto dall'alto.

Domande da cantiere

TAV. Q
Perché un tetto piano deve avere una pendenza?

Perché «piano» descrive l'aspetto, non il funzionamento. La membrana è effettivamente a tenuta anche sotto acqua ferma, quindi la pendenza non serve a evitare la perdita immediata: serve a evitare tre conseguenze più lente. Il ristagno aggiunge carico permanente proprio al centro delle campate, cioè dove il solaio si è già inflesso, e il fenomeno tende ad accentuarsi da solo perché più acqua significa più inflessione. L'acqua ferma concentra sporco, foglie e depositi, che nel tempo diventano substrato per vegetazione e ostruiscono gli scarichi. Infine espone i giunti a una condizione di bagnato permanente che nessun manto ama, e che accelera l'invecchiamento proprio nei punti più delicati. Per questo la pendenza si verifica sul finito e non sul progetto: è l'unico dato che conta.

TPO o EPDM: come si sceglie?

Sono due famiglie con logiche diverse, e la differenza operativa più importante sta nel modo in cui si uniscono i teli. Il TPO è un materiale termoplastico: si salda ad aria calda, quindi il giunto è una fusione, si esegue rapidamente con macchine automatiche ed è controllabile a punta. Si trova comunemente in colore chiaro e riflettente, il che abbassa la temperatura del manto e aiuta d'estate. L'EPDM è una gomma reticolata, non termoplastica: non si salda ma si unisce con nastri e adesivi specifici, ha un'elasticità molto elevata che lo rende indulgente su supporti che si muovono, e in teli di grande formato riduce moltissimo il numero di giunzioni. Come criterio pratico: dove ci sono molti dettagli, molte penetrazioni e serve un controllo oggettivo delle giunzioni, il termoplastico è più gestibile; dove la superficie è ampia, regolare e povera di ostacoli, il telo unico di grande formato ha meno punti deboli per definizione.

Quanto dura, e come ci si accorge che sta invecchiando?

Le membrane sintetiche di buon spessore hanno vite utili nell'ordine dei venticinque-trent'anni, ma quel numero dipende da due fattori più che dal materiale: l'esposizione ai raggi ultravioletti e il ristagno. Un manto zavorrato o coperto da un verde pensile è schermato e dura sensibilmente di più di uno a vista, a parità di prodotto. L'invecchiamento non si manifesta come una perdita improvvisa: la superficie perde elasticità e diventa opaca e leggermente gessosa al tatto, i bordi dei sormonti cominciano a mostrare distacchi localizzati, e attorno ai fissaggi compaiono piccole tensioni a stella. Il controllo utile non è cercare il buco, è guardare quei tre segnali, e farlo dopo un temporale importante e prima dell'inverno, quando eventuali problemi sono ancora piccoli. Una membrana è riparabile fino a molto tardi: una toppa saldata ripristina davvero la continuità, ed è quasi sempre più sensato di un rifacimento anticipato.

Si può installare il fotovoltaico su un tetto a membrana?

Sì, ed è anzi una delle collocazioni più naturali, ma va deciso prima e non dopo, perché cambia il progetto della copertura invece di appoggiarsi a esso. Ci sono due strade. La prima usa strutture zavorrate, che non forano nulla e affidano la stabilità al peso: è la soluzione preferibile per la tenuta, ma aggiunge carico permanente che il solaio deve poter accettare, e va verificata anche rispetto al vento, perché un campo di moduli inclinati è una vela. La seconda usa supporti fissati meccanicamente, che richiedono altrettante penetrazioni della membrana, ciascuna risvoltata e saldata come un dettaglio a sé. In entrambi i casi restano due questioni che vengono dimenticate con regolarità: sotto i moduli il manto non è più ispezionabile né facilmente riparabile, quindi la sua vita utile residua andrebbe confrontata con quella dell'impianto prima di coprirlo; e la manutenzione dei pannelli comporta passaggi ripetuti sul manto, che vanno risolti con percorsi protetti previsti in progetto.

Materiali coinvolti

TAV. M