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PRC.23 · Processo Costruttivo

Vetri Dinamici e Fotovoltaico Integrato (BIPV)

Nel momento in cui un vetro ha un cavo, la facciata smette di essere un involucro e diventa un impianto. Cambia tutto: chi la monta, chi la collauda, chi la ripara — e soprattutto cambia il fatto che una lastra non si sostituisce più senza un elettricista.

Tempo di commutazione
3–20 minuti, non secondi
Alimentazione dei vetri dinamici
bassissima tensione
Vita dell'elettronica
molto minore del vetro
Posizione migliore per il BIPV
fasce opache e parapetti

Panoramica

TAV. 00

Vetro elettrocromico e vetro fotovoltaico integrato rispondono a due domande opposte della stessa facciata: il primo decide quanta luce e quanto calore lasciar entrare, il secondo trasforma la radiazione in energia. Tecnicamente sono parenti stretti — entrambi sono lastre stratificate con uno strato attivo e un collegamento elettrico che esce dal bordo — e portano con sé le stesse tre conseguenze, che sono progettuali prima che tecnologiche. La prima: il cavo deve uscire dal vetro e attraversare il telaio, quindi il nodo del serramento va disegnato con quel passaggio dentro, non adattato dopo. La seconda: la lastra non è più un pezzo intercambiabile, e la manutenzione richiede accessibilità vera ai collegamenti. La terza, la più sottovalutata: l'elettronica di controllo ha una vita utile molto più breve del vetro, e va prevista sostituibile senza smontare la facciata.

La partitura di posa

TAV. H
NON IN SCALA1 strato su 5 in operaTelaio, cablaggio e scatola di giunzione

Il dettaglio del gestodove esce il cavo

SCATOLA ACCESSIBILE DALL'INTERNOMAI NEL DRENAGGIOL'ELETTRONICA È LA PARTE CHE SI GUASTERÀ PRIMA
01Giorni 1–4

Il telaio e il passaggio dei cavi

Montaggio del telaio con il passaggio dei cavi predisposto e posizione della scatola di giunzione accessibile dall'interno.

Perché si fa cosìÈ il punto in cui questi sistemi vengono rovinati più spesso, e succede in fase di progetto, non di posa: si sceglie il vetro dinamico e si disegna il serramento come se fosse un vetro normale. Poi in cantiere il cavo deve uscire da qualche parte, e si finisce a fresare il profilo o a far passare il conduttore nella sede della guarnizione, che è l'unico posto dove non deve stare, perché lì passa anche l'acqua. La regola è semplice: il passaggio del cavo è un dettaglio di progetto come il gocciolatoio, e la scatola di giunzione va messa dove un tecnico ci arriva senza smontare la lastra. Questo secondo punto sembra ovvio e viene ignorato quasi sempre: l'elettronica è la parte che si guasterà prima.
1 per lastra · collegamenti da portare al telaio0 · cavi ammessi nei canali di drenaggiodall'interno · accesso alla scatola di giunzione
In manopassacavi a tenutatester di continuitàlivella laser e chiave dinamometrica
coordinamento con l'impiantista prima dell'ordine dei profili
L’errore che costa caroPassaggio del cavo improvvisato in cantiere fresando il profilo: si compromette la tenuta del serramento e il conduttore lavora a contatto con l'acqua che il giunto drena.
Controllo DLPassaggio dei cavi previsto nel dettaglio di progetto e non ricavato in opera; scatola di giunzione accessibile dall'interno senza rimuovere la lastra; nessun conduttore nella sede delle guarnizioni o nei canali di drenaggio; tenuta del serramento verificata dopo il passaggio dei cavi.
Il cavo non passa nella sede della guarnizione. Lì passa l'acqua: fai un posto al cavo, in progetto.taccuino di cantiere — sintesi redazionale
Le battute — coi giorni del cantierebattuta 1 di 5
24–48 oreverifica dei collegamenti e delle polarità prima della prima messa in tensione

clicca una battuta · frecce ← → per scorrere il cantiere · le pause tratteggiate sono la chimica che lavora

Il vincolo che cambia il progetto

Un vetro con un cavo non è più un vetro

TAV. G1

È il passaggio concettuale che regge tutto il resto. Una lastra tradizionale è un componente passivo e intercambiabile: si rompe, si ordina, si sostituisce in mezza giornata. Una lastra dinamica o fotovoltaica ha un conduttore che esce dal bordo, un collegamento in una scatola, un controllore a monte e una posizione precisa in uno schema: sostituirla richiede un elettricista, l'accesso ai collegamenti e la riconfigurazione del sistema. Progettare questi vetri significa progettare quella catena di manutenzione, non solo la facciata.

LASTRA PASSIVAsi ordina e si sostituisce in mezza giornataun solo mestiere: il serramentistaLASTRA CON CAVOcontrolloreserve un elettricista, l'accesso ai morsettie la riconfigurazione del sistema

È il motivo per cui su questi sistemi la voce di capitolato più importante non riguarda il vetro ma l'accessibilità: dove sta l'elettronica, come ci si arriva, chi la sostituisce e con quale documentazione.

Dove conviene metterlo

Il fotovoltaico rende sul parapetto, non sulla vetrata

TAV. G2

Sembra controintuitivo mettere le celle dove non si vede fuori, ed è invece la scelta più efficiente. Nella fascia vetrata il fotovoltaico compete con la vista e con l'illuminazione naturale, viene ombreggiato dagli arredi interni e dagli aggetti, e ogni cella in ombra limita l'intera stringa. Nella fascia opaca — parapetto, marcapiano, spandrel — non c'è nulla da sacrificare: quella superficie esisteva già, è continua, è controllabile e lì le celle lavorano al meglio. Nella maggior parte degli edifici multipiano è anche la superficie più estesa.

CELLE NELLA FASCIA OPACAsuperficie continua, ombra controllabilenessun compromesso con la vistaVETRATA: LUCE E VISTALA RESA DIPENDE DA ORIENTAMENTO, INCLINAZIONE E OMBRE: VA CALCOLATA SUL CASO

La resa reale dipende da orientamento, inclinazione, ombreggiamenti e temperatura di esercizio, e va calcolata sul caso specifico: una facciata verticale a sud produce sensibilmente meno di una copertura inclinata alla stessa latitudine.

Come invecchia (e cosa lo tradisce)

TAV. P
CAVO NEL DRENAGGIOPassaggio ricavato in cantiere (fase 01): il conduttore lavora nell'acqua che il giunto drena e la tenuta del serramento è compromessa in modo permanente.
PACCHETTO ROVESCIATOVerso di montaggio invertito (fase 02): il vetro tinge regolarmente ma la prestazione di controllo solare resta sotto quella di calcolo, senza che nulla lo segnali.
ROTTURA DA SHOCK TERMICOLastra scura con ombra netta su parte della superficie (fase 03): il salto di temperatura sulla stessa lastra genera tensioni che la fessurano senza urto.
STRINGA LIMITATAOmbreggiamento non considerato nel cablaggio (fase 04): una fila di celle in ombra riduce la produzione di tutta la stringa e il difetto si legge solo nei dati di monitoraggio.
ELETTRONICA MURATAControllori collocati in posizione non accessibile (fasi 01 e 05): al primo guasto la riparazione richiede lo smontaggio della facciata, e il sistema viene abbandonato in stato fisso.

Domande da cantiere

TAV. Q
Quanto dura un vetro elettrocromico?

Il vetro dura come il vetro; a scadere prima sono due cose diverse. La prima è il numero di cicli di commutazione dichiarato dal produttore, che nella pratica di un edificio con qualche commutazione al giorno copre decenni. La seconda, molto più critica, è l'elettronica di controllo: driver e controllori hanno una vita utile dell'ordine dei dieci-quindici anni e vanno considerati parti sostituibili, come i motori di una tenda motorizzata. Il rischio reale su questi sistemi non è il vetro che smette di funzionare, è il controllore fuori produzione in un edificio dove nessuno ha lo schema.

Conviene il vetro dinamico o una schermatura esterna?

Sul solo bilancio energetico una schermatura esterna mobile resta molto efficace, perché ferma la radiazione prima che tocchi il vetro, e costa meno. Il vetro dinamico vince su altri fronti: non aggiunge elementi in facciata da manutenere e sostituire, non ha parti in movimento esposte al vento, mantiene la vista libera anche in stato scuro e non richiede spazio davanti al serramento. Diventa la scelta ragionevole dove una schermatura esterna è impraticabile — vincoli sull'aspetto, esposizione al vento, grandi altezze, edifici tutelati — e dove la manutenzione periodica di tende e frangisole è il problema che si vuole evitare.

Il BIPV vale la pena su una facciata verticale?

Dipende da cosa si sta confrontando. Rispetto a una copertura inclinata alla stessa latitudine, una facciata verticale produce sensibilmente meno, e se l'obiettivo è solo massimizzare i kilowattora la copertura viene prima. Ma il confronto giusto è un altro: rispetto a una fascia opaca in lamiera o in pietra, che produce zero, il BIPV usa una superficie che c'era già e non consuma né suolo né tetto. In edifici alti, dove il rapporto fra superficie di facciata e superficie di copertura è sbilanciato, spesso è l'unica superficie disponibile in quantità. E in inverno, con il sole basso, una verticale a sud lavora meglio di quanto si pensi.

Cosa deve sapere chi interviene su questa facciata?

Che una parte dell'impianto può essere in tensione anche a interruttore aperto, finché c'è luce. È il punto di sicurezza più importante e va comunicato in modo esplicito: cartellonistica sul quadro e sui percorsi dei cavi, schema as-built consegnato e conservato, indicazione chiara di dove si seziona. Riguarda i manutentori, ma soprattutto i soccorritori in caso d'incendio, che devono poter sapere in pochi secondi che quella facciata è una fonte. È anche il motivo per cui i sistemi di sezionamento in prossimità dei moduli non sono un accessorio: riducono la tensione lungo i percorsi dei cavi, che è esattamente l'informazione che serve a chi entra.

Materiali coinvolti

TAV. M