Rivestimento staccato dalla parete da un'intercapedine d'aria continua, aperta in basso e in alto. Il manto esterno fa da schermo alla pioggia, mentre l'aria che sale nell'intercapedine asciuga l'isolante, smaltisce il calore estivo e tiene la parete asciutta. Isolamento, tenuta all'acqua ed estetica diventano strati distinti, ciascuno ottimizzato.
Sezione tecnica del sistema, dall’interno (sinistra) all’esterno (destra).
Rivestimento staccato dalla parete da un'intercapedine d'aria continua, aperta in basso e in alto. Il manto esterno fa da schermo alla pioggia, mentre l'aria che sale nell'intercapedine asciuga l'isolante, smaltisce il calore estivo e tiene la parete asciutta. Isolamento, tenuta all'acqua ed estetica diventano strati distinti, ciascuno ottimizzato.
La facciata ventilata applica all'involucro il principio dello schermo avanzato (rainscreen): separa la funzione estetica e di prima difesa dall'acqua, affidata al rivestimento esterno, da quella di isolamento e tenuta, affidata al pacchetto sulla parete. Tra i due corre un'intercapedine d'aria ventilata che trasforma la facciata in un sistema dinamico, capace di gestire acqua, vapore e calore.
A differenza di un rivestimento aderente, il manto della facciata ventilata non è a tenuta: accetta che una piccola parte d'acqua lo oltrepassi attraverso i giunti aperti. È l'intercapedine a governarla. Equalizzando la pressione tra esterno e cavità, annulla la spinta che farebbe penetrare la pioggia battente; l'acqua che entra scorre sul lato posteriore del rivestimento e viene drenata in basso, senza mai raggiungere l'isolante. La facciata respinge l'acqua per geometria e per pressione, non per sigillatura.
L'aria nell'intercapedine, scaldata dall'irraggiamento sul rivestimento, sale per effetto camino richiamando aria fresca dalle aperture di base. Questo flusso continuo svolge tre lavori: asciuga l'eventuale umidità sul lato esterno dell'isolante (che resta così efficiente), allontana parte del calore estivo prima che raggiunga la parete (riducendo i carichi di raffrescamento) e smaltisce il vapore che migra dall'interno. Perché funzioni, l'intercapedine deve essere continua e le aperture di gronda e di base correttamente dimensionate.
Il rivestimento è sostenuto da una sottostruttura di staffe e montanti, di norma in alluminio o acciaio, ancorata alla parete portante. Questi elementi metallici attraversano l'isolante e ne perforano la continuità: sono il ponte termico tipico del sistema. Si controllano con staffe a taglio termico, con il numero minimo necessario alla statica e curando il fissaggio. La scelta dei materiali, infine, è governata dalla reazione al fuoco: in facciata, dove un incendio può propagarsi rapidamente verso l'alto, isolante e rivestimento incombustibili (classe A) sono spesso imposti dalla normativa antincendio.
Il rivestimento respinge la pioggia per geometria e pressione, non per sigillatura: la poca acqua che entra drena nell’intercapedine. L’aria che vi sale per effetto camino asciuga l’isolante e porta via il calore estivo, mentre le staffe restano l’unico ponte termico da controllare.
Alla base la facciata parte da un profilo che sostiene il primo corso, stacca il rivestimento dal terreno e ospita la griglia di presa d’aria: da qui l’intercapedine pesca l’aria fresca e drena l’acqua.
La staffa attraversa l’isolante per reggere il montante: è il ponte termico del sistema. Un pad isolante al fissaggio e il numero minimo da calcolo ne limitano l’effetto; il rivestimento si aggancia al montante.
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