Vai al contenuto principale
ARCHITHECA.
Navigatore AdempimentiBetaMacchina del TempoBetaVerificatore di CapitolatoBetaBlueprintIn arrivoEsame di StatoBeta
MaterialiSistemi costruttivi
NormativeProcessi CostruttiviLessicoLa rete
Journal
ARCHITHECA.
STRUMENTI
BlueprintNavigatore AdempimentiMacchina del TempoVerificatore di CapitolatoEsame di Stato
MATERIA
MaterialiSistemi costruttivi
KNOWLEDGE
NormativeProcessi CostruttiviLessicoLa reteJournal

Newsletter

Il magazine, ogni tanto.

Nuovi pezzi, materiali e note dal campo. Niente spam, disiscrizione quando vuoi.

Iscrivendoti accetti la Privacy Policy.

ARCHITHECA.

Libreria materica e rivista di architettura, tecnica costruttiva e cultura del progetto.

Esplora

HomeJournalBlueprintMaterialiSistemi costruttiviCerca

Knowledge

NormativeProcessi CostruttiviLessicoLa reteIndice generaleEsame di Stato

Info

Metodo & Chi siamoProponi un temaPrivacy e Note legaliContatti

© 2026 Architheca — Tutti i diritti riservati

Progetto editoriale indipendente
In questa pagina
  1. Il problema impossibile
  2. La doppia calotta
  3. Un cantiere che è già un’opera
  4. Cosa ci dice oggi
  5. Quaderno · 2
  6. Nel grafo
← Journal
Contributo guestPagina viva

La Cupola impossibile: come Brunelleschi chiuse il cielo di Firenze

Lorenzo Bardi14 giugno 20263 min di letturaaggiornata al 14 giu 2026
Sezione della Cupola di Santa Maria del Fiore: doppia calotta, tamburo e lanterna, disegnata come tavola tecnica

Per oltre un secolo nessuno seppe come coprire la crociera di Santa Maria del Fiore. Poi un orafo senza titolo propose di costruire senza centine: storia di una doppia calotta e di un corso di mattoni che si chiude da sé.

Contributo guest
Lorenzo Bardi
Architetto · storia delle costruzioni

Studia le tecniche murarie del Rinascimento toscano. Questo è un contributo guest dimostrativo, curato dalla redazione.

www.architheca.com ↗Tiene viva questa pagina · 2 aggiunte ↓

C’è un momento, salendo tra le due volte della Cupola, in cui ci si accorge che l’edificio non è ciò che si vede da fuori: è ciò che sta nello spessore. Fra l’intradosso che guardiamo dalla navata e il profilo rosso che domina Firenze corre un’intercapedine — una scala, un cavedio, una macchina muraria larga abbastanza da percorrerla in piedi. È lì che vive il problema, ed è lì che vive la soluzione.

Quando, nel 1418, l’Opera del Duomo bandì il concorso per chiudere la crociera, il tamburo ottagonale era già in piedi da decenni e nessuno sapeva come coprirlo. La luce da superare — quasi quarantacinque metri — era troppo grande per le centine di legno con cui da sempre si costruivano le volte. Non esistevano alberi così lunghi; e se anche fossero esistiti, nessuna armatura avrebbe retto il peso della muratura fino alla chiave.

Il problema impossibile

Costruire una volta significa, di norma, costruire prima il suo negativo: una centina di legno che sostiene i conci finché la malta non fa presa e l’arco si chiude. Tolta la centina, l’arco «scarica» e resta in piedi da solo. Ma per una cupola di quelle dimensioni la centina sarebbe diventata essa stessa l’opera impossibile — un bosco rovesciato sospeso nel vuoto, più difficile da costruire della cupola stessa.

Filippo Brunelleschi — orafo, senza titolo di architetto — propose l’impensabile: costruire senza centina. La commissione lo prese per folle, e per un po’ lo mise alla porta. Aveva ragione lui. La risposta non era una macchina più grande, ma un modo diverso di posare i mattoni.

Schema della muratura a spina-pesce, con il mattone in verticale evidenziato
Fig. 1 — Muratura a spina-pesce: a intervalli un mattone è posato in verticale (in bordeaux) e fa da «chiave», serrando quelli in piano. Ogni corso si chiude senza armatura provvisoria.

Il segreto è nel modo di posare i mattoni. La muratura non procede per corsi orizzontali continui, ma a spina-pesce: a intervalli regolari un mattone è messo in verticale e blocca quelli in piano, impedendo al corso ancora fresco di scivolare verso l’interno. Ogni anello di mattoni si chiude su se stesso e diventa autoportante nell’istante stesso in cui è posato. La cupola, salendo, si tiene da sola — corso dopo corso, come un cesto che si intreccia dall’alto.

La doppia calotta

La seconda intuizione è strutturale prima che costruttiva. Brunelleschi non costruì una cupola, ma due: una calotta interna, spessa e portante, e una esterna, più sottile, che la protegge dalle intemperie e ne disegna la sagoma contro il cielo. Fra le due corre l’intercapedine, che alleggerisce l’insieme e lascia ispezionare l’opera dall’interno — è la scala da cui ancora oggi si sale alla lanterna.

A governare tutto è una geometria: l’ottagono. Otto vele, divise da otto costoloni di pietra, si rastremano verso l’alto fino a chiudersi attorno all’occhio della lanterna. È un disegno che il cantiere ha dovuto tradurre in regola di posa, vela per vela, perché l’inclinazione dei mattoni cambia continuamente man mano che si sale.

Pianta ottagonale della Cupola: otto vele, costoloni, intercapedine e lanterna centrale
Fig. 2 — La pianta: otto vele divise da otto costoloni, l’intercapedine fra le due calotte e la lanterna al centro. L’ottagono è la geometria che ordina l’intera costruzione.

Anche il profilo lavora. L’arco non è un semicerchio ma un sesto acuto — più verticale, più «teso» — che riduce la spinta che ogni cupola scarica verso l’esterno. E in cima la lanterna, lungi dall’essere un ornamento, pesa: carica la chiave delle vele e le tiene serrate, come una mano che stringe il colmo di un fascio.

Brunelleschi non costruì una cupola: costruì il modo di costruirla.

Un cantiere che è già un’opera

Per portare in quota pietra, mattoni e marmo, Brunelleschi progettò le macchine che non esistevano: argani a inversione di moto mossi da buoi, una gru girevole in sommità, persino mense in quota perché i muratori non perdessero ore a scendere e risalire. Il cantiere stesso fu un’invenzione. La Cupola, in questo senso, è un trattato scritto in mattoni: ogni corso spiega come è stato posato il precedente.

[i]In breve

La Cupola di Santa Maria del Fiore (1420–1436) è la più grande volta in muratura mai costruita. Pianta ottagonale, due calotte, profilo a sesto acuto, muratura a spina-pesce, nessuna centina portante. Per realizzarla, Brunelleschi inventò anche le macchine di cantiere.

Cosa ci dice oggi

La lezione non è nostalgia. La Cupola ci ricorda che l’innovazione non sempre passa da un materiale nuovo: qui passa da un modo nuovo di usare quello di sempre, il mattone. Ci ricorda che struttura e cantiere sono lo stesso pensiero, e che la muratura portante — quando è capita — invecchia con lentezza e si lascia riparare. Per questo, oggi, ogni intervento su un’opera simile è prima di tutto un atto di tutela.

QDavvero la Cupola fu costruita senza impalcature?

A

Senza la centina di legno che di norma sostiene la volta dall’interno fino alla chiave. La muratura a spina-pesce rendeva ogni corso autoportante non appena posato. Restavano ponteggi di servizio agganciati alla muratura — per stare e lavorare — ma non l’armatura strutturale che reggeva il peso della volta.

QPerché due cupole invece di una?

A

Una calotta interna spessa porta i carichi; una esterna più sottile protegge e dà forma. L’intercapedine fra le due alleggerisce l’insieme, consente l’ispezione e la manutenzione, e ha reso possibile innalzare una cupola altissima senza un peso proibitivo.

Pagina viva

Quaderno

Aggiunte datate che l’autore continua a fare nel tempo — note, seguiti, puntate video o audio — curate dalla redazione.

  1. 14 giugno 2026

    Una nota sulla spina-pesce

    Aggiungo, dopo un sopralluogo tra le due calotte: la spina-pesce non è ovunque uguale. Cambia passo salendo, perché cambia l’inclinazione delle vele. È un disegno che si adatta, corso per corso. Continuerò ad annotare qui le varianti che incontro.

  2. 12 giugno 2026

    Sulla parola «impossibile»

    Rileggendo i documenti del concorso del 1418: la parola che ricorre non è «difficile», è «impossibile». Vale la pena ricordarlo — l’innovazione, qui, non fu un materiale nuovo ma un modo nuovo di usare quello di sempre.

Nel grafo

Ancorato a

Materiali
MAT.53/76Pietra Serena
Sistemi
S-36Muratura portante in pietra
Normative
D.Lgs. 42/2004Codice dei beni culturali e del paesaggioD.M. 17/01/2018Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018)

Newsletter

Il magazine, ogni tanto.

Nuovi pezzi, materiali e note dal campo. Niente spam, disiscrizione quando vuoi.

Iscrivendoti accetti la Privacy Policy.

ContinuaTutti gli articoliMaterialiNormative