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La Cupola impossibile: come Brunelleschi chiuse il cielo di Firenze

Lorenzo Bardi3 min di lettura
Sezione della Cupola di Santa Maria del Fiore: doppia calotta, tamburo e lanterna, disegnata come tavola tecnica

Per oltre un secolo nessuno seppe come coprire la crociera di Santa Maria del Fiore. Poi un orafo senza titolo propose di costruire senza centine: storia di una doppia calotta e di un corso di mattoni che si chiude da sé.

C’è un momento, salendo tra le due volte della Cupola, in cui ci si accorge che l’edificio non è ciò che si vede da fuori: è ciò che sta nello spessore. Fra l’intradosso che guardiamo dalla navata e il profilo rosso che domina Firenze corre un’intercapedine — una scala, un cavedio, una macchina muraria larga abbastanza da percorrerla in piedi. È lì che vive il problema, ed è lì che vive la soluzione.

Quando, nel 1418, l’Opera del Duomo bandì il concorso per chiudere la crociera, il tamburo ottagonale era già in piedi da decenni e nessuno sapeva come coprirlo. La luce da superare — quasi quarantacinque metri — era troppo grande per le centine di legno con cui da sempre si costruivano le volte. Non esistevano alberi così lunghi; e se anche fossero esistiti, nessuna armatura avrebbe retto il peso della muratura fino alla chiave.

Il problema impossibile

Costruire una volta significa, di norma, costruire prima il suo negativo: una centina di legno che sostiene i conci finché la malta non fa presa e l’arco si chiude. Tolta la centina, l’arco «scarica» e resta in piedi da solo. Ma per una cupola di quelle dimensioni la centina sarebbe diventata essa stessa l’opera impossibile — un bosco rovesciato sospeso nel vuoto.

Filippo Brunelleschi — orafo, senza titolo di architetto — propose l’impensabile: costruire senza centina. La commissione lo prese per folle, e per un po’ lo mise alla porta. Aveva ragione lui.

Schema della muratura a spina-pesce, con i mattoni in verticale evidenziati
Fig. 1 — Muratura a spina-pesce: i mattoni posati in verticale (in bordeaux) fanno da «chiave» e bloccano ogni corso, che così si chiude senza armatura provvisoria.

Il segreto è nel modo di posare i mattoni. La muratura non procede per corsi orizzontali continui, ma a spina-pesce: a intervalli regolari un mattone è messo in verticale e serra quelli in piano, impedendo al corso ancora fresco di scivolare verso l’interno. Ogni anello di mattoni si chiude su se stesso e diventa autoportante nell’istante stesso in cui è posato. La cupola, salendo, si tiene da sola.

La doppia calotta

La seconda intuizione è strutturale prima che costruttiva. Brunelleschi non costruì una cupola, ma due: una calotta interna, spessa e portante, e una esterna, più sottile, che la protegge dalle intemperie e ne disegna la sagoma contro il cielo. Fra le due corre l’intercapedine, che alleggerisce l’insieme e lascia ispezionare l’opera dall’interno.

Sezione della Cupola con doppia calotta, intercapedine, lanterna e tamburo
Fig. 2 — La sezione: calotta interna portante, calotta esterna di protezione, intercapedine percorribile. In sommità la lanterna chiude e «carica» le vele, contrastandone la spinta verso l’esterno.

Anche il profilo lavora. L’arco non è un semicerchio ma un sesto acuto — più verticale, più «teso» — che riduce la spinta che ogni cupola scarica verso l’esterno. E in cima la lanterna, lungi dall’essere un ornamento, pesa: carica la chiave delle vele e le tiene serrate, come una mano che stringe il colmo di un fascio.

Brunelleschi non costruì una cupola: costruì il modo di costruirla.

Un cantiere che è già un’opera

Per portare in quota pietra, mattoni e marmo, Brunelleschi progettò le macchine che non esistevano: argani a inversione di moto mossi da buoi, una gru girevole in sommità, persino mense in quota perché i muratori non perdessero ore a scendere e risalire. Il cantiere stesso fu un’invenzione. La Cupola, in questo senso, è un trattato scritto in mattoni: ogni corso spiega come è stato posato il precedente.

[i]In breve

La Cupola di Santa Maria del Fiore (1420–1436) è la più grande volta in muratura mai costruita. Due calotte, profilo a sesto acuto, muratura a spina-pesce, nessuna centina portante. Per realizzarla, Brunelleschi inventò anche le macchine di cantiere.

Cosa ci dice oggi

La lezione non è nostalgia. La Cupola ci ricorda che l’innovazione non sempre passa da un materiale nuovo: qui passa da un modo nuovo di usare quello di sempre, il mattone. Ci ricorda che struttura e cantiere sono lo stesso pensiero, e che la muratura portante — quando è capita — invecchia con lentezza e si lascia riparare. Per questo, oggi, ogni intervento su un’opera simile è anche un atto di tutela.

QDavvero la Cupola fu costruita senza impalcature?

A

Senza la centina di legno che di norma sostiene la volta dall’interno fino alla chiave. La muratura a spina-pesce rendeva ogni corso autoportante non appena posato. Restavano ponteggi di servizio agganciati alla muratura — per stare e lavorare — ma non l’armatura strutturale che reggeva il peso della volta.

QPerché due cupole invece di una?

A

Una calotta interna spessa porta i carichi; una esterna più sottile protegge e dà forma. L’intercapedine fra le due alleggerisce l’insieme, consente l’ispezione e la manutenzione, e ha reso possibile innalzare una cupola altissima senza un peso proibitivo.

Pagina viva

Quaderno

Aggiunte datate che l’autore continua a fare nel tempo, curate dalla redazione.

  1. Una nota sulla spina-pesce

    Aggiungo, dopo un sopralluogo tra le due calotte: la spina-pesce non è ovunque uguale. Cambia passo salendo, perché cambia l’inclinazione delle vele. È un disegno che si adatta, corso per corso. Continuerò ad annotare qui le varianti che incontro.

  2. Sulla parola «impossibile»

    Rileggendo i documenti del concorso del 1418: la parola che ricorre non è «difficile», è «impossibile». Vale la pena ricordarlo — l’innovazione, qui, non fu un materiale nuovo ma un modo nuovo di usare quello di sempre.

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