Impermeabilizzazione di Gallerie con Bentonite Sodica
La bentonite sodica non impermeabilizza da asciutta: impermeabilizza gonfiando. È l'unico materiale di tenuta che ha bisogno dell'acqua che deve fermare, e l'unico che richiude da solo una piccola foratura. In cambio pretende una condizione precisa: essere confinata. Se il gonfiamento trova un vuoto in cui espandersi, va lì invece di serrare, e il sistema non tiene.
Panoramica
TAV. 00Il processo copre l'impermeabilizzazione di gallerie e opere interrate mediante geocompositi bentonitici, dalla caratterizzazione delle venute d'acqua fino al collaudo per settori. La differenza rispetto a un manto tradizionale è sostanziale: qui l'elemento di tenuta non è un film continuo posato su un supporto asciutto, ma uno strato di argilla che si attiva a contatto con l'acqua e serra contro il rivestimento definitivo. Da questo derivano tutte le regole operative — il supporto può essere umido ma non può avere spigoli vivi, la finestra fra posa e getto è un vincolo di processo, il chimismo dell'acqua conta quanto la sua pressione. Il collaudo, infine, non può essere globale: senza compartimentazione una perdita si vede ma non si trova, e l'unico intervento possibile diventa demolire.
La partitura di posa
TAV. HIl dettaglio del gestoNon tutte le acque gonfiano allo stesso modo
Misurare l'acqua e leggerne la chimica
Prima di scegliere il pacchetto impermeabile si mappano le venute d'acqua lungo lo sviluppo dello scavo: dove entrano, con che portata, con che battente. Insieme alla portata si preleva un campione e se ne fa analizzare la composizione. Non è un adempimento: la capacità di rigonfiamento della bentonite sodica dipende dalla carica ionica dell'acqua che la idrata, e un'acqua salmastra o fortemente mineralizzata riduce il gonfiamento rispetto a un'acqua dolce, a parità di prodotto e di posa.
Mappatura delle venute d'acqua lungo lo sviluppo dello scavo con misura di portata e battente, prelievo di campioni e analisi chimica per la verifica di compatibilità con il rigonfiamento della bentonite sodica.taccuino di cantiere — sintesi redazionale
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TAVOLA 01
Gonfia una volta sola: sprecarla è definitivo
L'argilla idratata senza contrasto si espande e resta molle. Idratata sotto il getto, serra contro il calcestruzzo e diventa tenuta. La differenza non sta nel prodotto ma nell'ordine e nei tempi delle lavorazioni.
Lo schema illustra il meccanismo. Finestre temporali, pressioni ammissibili e requisiti di prodotto vanno assunti dal progetto e dalle norme applicabili.
TAVOLA 02
Compartimentare per poter riparare
Senza giunti idroespansivi l'acqua viaggia nell'interfaccia e riemerge lontano dalla falla: si vede il sintomo e non si trova la causa. I compartimenti riducono la ricerca a un settore, i tubi di iniezione la rendono raggiungibile dall'interno.
Lo schema illustra la logica della compartimentazione. Estensione dei settori, materiali dei giunti e procedure di iniezione vanno assunti dal progetto e dalle norme applicabili.
Come invecchia (e cosa lo tradisce)
TAV. PDomande da cantiere
TAV. QServe davvero il supporto asciutto?
No, ed è il vantaggio principale del sistema. Un manto bituminoso o sintetico incollato pretende un supporto asciutto, condizione quasi impossibile in sotterraneo. Il geocomposito bentonitico si posa su supporto umido e persino stillicidiante: quello che non tollera non è l'acqua, sono gli spigoli vivi, i vuoti dietro e il ritardo del getto.
Cosa succede se il getto slitta di due settimane?
Dipende da quanta acqua ha ricevuto il telo nel frattempo. In ambiente asciutto la finestra è relativamente larga; sotto stillicidio si accorcia molto, perché la bentonite gonfia liberamente e consuma la sua riserva. Nel dubbio si verifica lo stato del telo prima del getto: un materiale già espanso e cedevole al tatto va sostituito, non gettato sopra.
Funziona con acqua salmastra?
Con riserva. La carica ionica riduce il rigonfiamento della bentonite sodica, quindi il sistema standard può non raggiungere la tenuta attesa. Esistono bentoniti modificate proprio per questi contesti, ma la scelta va fatta sull'analisi dell'acqua reale del sito e non su una classificazione geografica: la mineralizzazione arriva spesso dal terreno attraversato.
Come si ripara una perdita dopo il getto?
Per iniezione dai tubi predisposti nei giunti di ripresa, riempiendo il vuoto in cui l'acqua viaggia fra membrana e calcestruzzo. La riuscita dipende quasi interamente da una scelta fatta mesi prima: se il pacchetto è stato compartimentato, l'intervento si concentra su un settore; se non lo è, si inietta al buio e spesso si sposta la perdita invece di chiuderla.