Intonaci di Supporto e Intonaci Termici
L'intonaco è lo strato che tutti considerano una finitura e che invece è una struttura: sta fra una muratura che si muove e un rivestimento che non vuole muoversi, e ha il compito di far convivere le due cose per decenni. Quasi tutti i suoi difetti non nascono dall'impasto ma da una scelta fatta prima: aver messo uno strato più rigido sopra uno più debole.
Panoramica
TAV. 00Sotto il nome generico di intonaco convivono materiali che hanno poco in comune fra loro: un rinzaffo cementizio per un garage, un intonaco di calce su una muratura storica e un intonaco termico in canapa o sughero rispondono a domande diverse e sbagliano in modi diversi. Quello che li accomuna è il ruolo: sono strati di sacrificio, pensati per assorbire le irregolarità del supporto e per cedere prima di ciò che sta sotto. Da qui discende la regola che governa tutto il processo e che in cantiere viene ignorata quasi per abitudine: ogni strato deve essere meno rigido e meno resistente di quello su cui viene applicato. Un intonaco cementizio steso su una muratura antica in mattoni e calce non protegge la muratura, la aggredisce: quando il muro si muove, è il muro a cedere, perché lo strato aggiunto è più forte di lui. La seconda idea che vale la pena tenere ferma riguarda l'aderenza. Un intonaco non sta su perché incolla, sta su per due meccanismi distinti che vanno garantiti entrambi: un ancoraggio meccanico, cioè materia che entra nelle irregolarità del supporto, e una continuità di assorbimento, cioè un supporto che beve quanto serve e non troppo. Quando manca il primo l'intonaco suona a vuoto; quando manca il secondo si cavilla mentre ancora lo si sta stendendo.
La partitura di posa
TAV. HIl dettaglio del gestoil confine che si fessura sempre
Leggere il supporto: è lui a dettare le regole
Si identifica di che cosa è fatta la parete e in che stato si trova: natura della muratura, presenza di umidità di risalita, punti in cui materiali diversi si affiancano, vecchi intonaci da rimuovere. Da questa lettura discendono il tipo di legante, gli spessori e la necessità di armature localizzate.
«Guarda il muro prima di guardare il sacco. È il muro che decide, non il produttore.»taccuino di cantiere — sintesi redazionale
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La regola che nessuno rispetta
Mai un materiale forte sopra uno debole
In un sistema di strati sovrapposti la resistenza non è una virtù assoluta: è una proprietà da graduare. Ogni strato dovrebbe essere meno rigido e meno resistente di quello su cui viene applicato, in modo che, quando il sistema si muove, a rompersi sia sempre l'elemento più esterno e più facile da rifare. Applicare questa regola al contrario è il modo più efficace di danneggiare una muratura antica: una malta cementizia stesa su mattoni e calce è molto più rigida del supporto, quindi non si adatta ai movimenti del muro e li trasferisce; è anche molto meno traspirante, quindi l'umidità che prima usciva dalla superficie resta intrappolata e cristallizza dietro l'intonaco. Il muro si degrada dietro uno strato che sembra sano, e quando l'intonaco finalmente si stacca porta via con sé la faccia dei mattoni.
Principio qualitativo di compatibilità fra strati; la scelta del legante e delle classi di malta su edifici tutelati va concordata con la direzione scientifica del restauro, che ha competenza sul singolo manufatto.
Perché si stacca
L'intonaco non incolla: si ancora, e beve il giusto
Quando un intonaco suona a vuoto, la causa è quasi sempre in uno dei due meccanismi che lo tengono su, ed è utile saperli distinguere perché richiedono rimedi opposti. Il primo è l'ancoraggio meccanico: la malta deve poter entrare in irregolarità sufficienti e indurire dentro di esse. Se il supporto è troppo liscio, come un getto uscito da un cassero metallico, non c'è nulla in cui entrare, e nessuna cura nell'impasto compensa l'assenza di appigli. Il secondo è l'equilibrio di assorbimento: un supporto molto assorbente e asciutto sottrae alla malta l'acqua che serviva alla presa, e la malta indurisce male proprio all'interfaccia, cioè dove conta. Il paradosso è che i due difetti si presentano allo stesso modo, con un distacco a piastre, ma il primo si risolve rendendo ruvido il supporto e il secondo bagnandolo: applicare il rimedio sbagliato non produce alcun miglioramento.
Schema qualitativo dei due meccanismi di aderenza; su supporti particolari, come calcestruzzi molto lisci o pannelli isolanti, il produttore prescrive trattamenti di aggrappo dedicati che sostituiscono la bagnatura.
Come invecchia (e cosa lo tradisce)
TAV. PDomande da cantiere
TAV. QQuanto deve stagionare l'intonaco prima di posare le piastrelle?
La regola pratica più diffusa è di circa una settimana per centimetro di spessore, ma è una regola e non una legge, e serve soprattutto a fissare l'ordine di grandezza: si parla di settimane, non di giorni. I fattori che la fanno variare sono tre. Il primo è il legante: gli intonaci a base di calce aerea induriscono per carbonatazione, cioè assorbendo anidride carbonica dall'aria, e sono sensibilmente più lenti di quelli a base cementizia. Il secondo è lo spessore, che agisce più che proporzionalmente perché la parte interna asciuga per ultima. Il terzo è l'ambiente: un locale chiuso, freddo e non ventilato può raddoppiare i tempi rispetto a uno arieggiato, ed è la condizione tipica di un cantiere invernale con i serramenti già montati e nessun riscaldamento. Il modo corretto di gestire la cosa non è indovinare, è misurare l'umidità residua prima di dare il via alle lavorazioni successive. E vale la pena ricordare che il rischio non ricade su chi ha fatto l'intonaco: ricade su chi posa dopo, ed è lui che verrà richiamato quando le fughe si aprono.
Quanto isola davvero un intonaco termico?
Molto meno di un pannello isolante di pari spessore, e questa è la premessa da mettere sul tavolo prima di qualunque preventivo. Il motivo è strutturale, non commerciale: per restare un intonaco il materiale deve aderire al supporto, avere coesione e reggere una finitura, e tutte queste proprietà richiedono una matrice legante continua, che è proprio ciò che conduce calore. Un isolante dedicato può permettersi di essere quasi tutto aria perché non deve fare nient'altro che isolare. La conseguenza pratica è che pochi centimetri di intonaco termico non sostituiscono un isolamento, e presentarli come tale è il modo più rapido di perdere la fiducia di un committente. Detto questo, esistono due situazioni in cui sono la soluzione giusta e in cui nessun pannello li batte. La prima è la correzione dei ponti termici localizzati, tipicamente sulle spallette e sugli architravi delle aperture, dove lo spazio è di due o tre centimetri e un pannello non entra. La seconda è la muratura storica irregolare, dove un intonaco si adatta alla superficie e resta traspirante mentre un pannello incollato crea intercapedini e blocca il vapore.
Cemento o calce: come si sceglie?
Si sceglie guardando il supporto, non le prestazioni dichiarate, ed è il rovesciamento mentale che rende la decisione semplice. Su murature moderne in blocchi di calcestruzzo o laterizio rettificato, rigide e poco assorbenti, un legante cementizio o misto è coerente: resiste bene all'urto, sopporta l'umidità dei locali di servizio e dà una superficie compatta per rivestimenti pesanti. Su murature storiche in mattoni e malta di calce vale l'opposto, e non per ragioni filologiche ma fisiche: quelle murature sono deformabili e devono poter smaltire umidità attraverso la superficie, quindi chiedono un intonaco altrettanto deformabile e traspirante, cioè a base di calce. Il caso che merita attenzione è quello intermedio, che in Italia è frequentissimo: un edificio storico con parti rifatte in calcestruzzo. Lì non esiste una scelta unica valida per tutta la facciata, e la soluzione corretta è differenziare per zone accettando che il risultato non sarà omogeneo, invece di uniformare con il legante più forte, che è la scorciatoia che rovina il costruito antico.
La rete serve sempre?
No, e usarla ovunque per sicurezza è uno spreco che nasconde il punto: la rete non rende l'intonaco più resistente in senso generale, distribuisce le tensioni là dove si concentrano. Le zone in cui è realmente necessaria sono tre, e sono sempre le stesse. La prima è il confine fra materiali diversi, cioè dove un architrave o un pilastro in calcestruzzo incontra la muratura, e dove una traccia impiantistica è stata richiusa: lì due materiali con dilatazioni diverse tirano in direzioni opposte, e senza armatura la fessura è certa. La seconda sono gli spigoli delle aperture, dove le tensioni della parete si concentrano geometricamente e da cui partono le fessure diagonali tipiche, che si prevengono con fasce di rete posate a quarantacinque gradi. La terza sono gli spessori elevati e gli intonaci alleggeriti, dove il ritiro è maggiore. Al di fuori di questi casi, su una muratura omogenea e ben eseguita, una rete generalizzata aggiunge costo senza aggiungere prestazione, e soprattutto non rimedia agli errori veri, che stanno nel supporto e nella stagionatura.