Isolamento Interno nell'Edilizia Storica
Isolare dall'interno è quasi sempre la seconda scelta, e si fa quando la prima è impedita: una facciata vincolata, un filo strada che non consente sporgenze, un condominio che non delibera. Va affrontata sapendo che non è un cappotto messo dalla parte sbagliata: è un intervento che cambia il regime termico del muro, e che può danneggiarlo se lo si tratta come una questione di centimetri.
Panoramica
TAV. 00Quando si isola una parete dall'esterno, la muratura resta dalla parte calda: continua a essere asciutta, tiepida e a fare da volano termico. Isolando dall'interno si ottiene l'opposto, ed è il punto che va capito prima di scegliere qualunque materiale. L'isolante intercetta il calore prima che raggiunga il muro, quindi la muratura d'inverno diventa più fredda di quanto sarebbe stata senza intervento. Da questo fatto discendono tutte le conseguenze pratiche: la superficie interna del muro può scendere sotto la temperatura di rugiada e far condensare il vapore che arriva dagli ambienti, la massa termica viene esclusa dal comportamento estivo, e gli elementi che attraversano il muro, in primo luogo le teste delle travi di legno dei solai, si ritrovano in una zona più fredda e più umida di prima. Nulla di tutto questo rende l'intervento sbagliato, ma tutto questo lo rende un intervento da progettare e non da acquistare. Ed è qui che si colloca l'aerogel: non perché sia un materiale migliore degli altri in assoluto, ma perché in questi edifici lo spessore disponibile è quasi sempre di pochi centimetri, e a parità di centimetri nessun altro isolante convenzionale offre altrettanto.
La partitura di posa
TAV. HIl dettaglio del gestola via di asciugatura che si chiude
Diagnosi: capire perché il muro è umido, prima di coprirlo
Si rileva lo stato della muratura: contenuto di umidità e sua origine, presenza di sali, tenuta della facciata alla pioggia battente, posizione e stato delle teste delle travi. Si verifica se esistono infiltrazioni dall'esterno, che vanno risolte prima e non dopo.
«Se il muro è bagnato, isolarlo dall'interno non lo asciuga: gli toglie l'ultima via che aveva per farlo.»taccuino di cantiere — sintesi redazionale
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Il rovescio della medaglia
Isolando dentro, il muro diventa più freddo
È la conseguenza che rende questo intervento diverso da tutti gli altri, e non è un effetto collaterale: è il modo stesso in cui funziona. L'isolante intercetta il calore prima che raggiunga la muratura, quindi il muro smette di essere attraversato dal flusso che lo teneva tiepido e d'inverno lavora a una temperatura più vicina a quella esterna. Ne discendono tre conseguenze che vanno considerate insieme. La prima riguarda il vapore: se l'aria umida della stanza raggiunge una superficie fredda, condensa, ed è per questo che il controllo del vapore e la continuità della posa contano più dello spessore dell'isolante. La seconda riguarda il gelo: una muratura che prima restava sopra lo zero può ora attraversarlo, e se è satura d'acqua i cicli di gelo e disgelo la degradano. La terza riguarda gli elementi immersi nel muro, in primo luogo le teste delle travi di legno, che si ritrovano in una zona più fredda e più umida di quella in cui hanno resistito per secoli.
Schema qualitativo dell'andamento delle temperature; la verifica igrotermica del pacchetto, compreso il rischio di condensa interstiziale e il comportamento delle teste di trave, richiede un calcolo dedicato sul caso specifico e sul clima del sito.
Perché costa così
L'aerogel si paga a millimetro, e si usa dove i millimetri contano
Il confronto fra aerogel e isolanti convenzionali diventa chiaro appena si smette di ragionare a parità di prezzo e si ragiona a parità di spazio. In una parete dove ci sono dieci centimetri disponibili, un isolante tradizionale fa il proprio lavoro benissimo e l'aerogel sarebbe uno spreco. In una spalletta di finestra dove ce ne sono due, o attorno a un architrave dove ce n'è uno, il materiale tradizionale non può dare quasi nulla, non per qualità ma per fisica, mentre l'aerogel continua a funzionare. La conseguenza pratica è che l'aerogel non va valutato come alternativa generale ma come soluzione puntuale, e proprio per questo il suo costo elevato incide poco sul totale: le superfici in cui serve davvero sono una frazione minima della parete, e sono contemporaneamente quelle in cui si concentrano i ponti termici che generano la muffa. Trattare bene pochi decimetri quadrati cambia il comportamento igrometrico dell'intera stanza più di quanto lo cambi un centimetro in più steso su tutto il muro.
Confronto qualitativo a parità di spessore disponibile; i valori di conducibilità dei singoli prodotti e le verifiche di progetto vanno presi dalle schede tecniche e dal calcolo igrotermico del caso specifico.
Come invecchia (e cosa lo tradisce)
TAV. PDomande da cantiere
TAV. QIsolare dall'interno è davvero pericoloso?
Non è pericoloso, è esigente, e la differenza è sostanziale. Un cappotto esterno perdona molti errori esecutivi perché lascia la muratura dalla parte calda e asciutta: anche se qualcosa è fatto male, le conseguenze sono raramente gravi. L'isolamento interno non ha questo margine, perché sposta il muro dalla parte fredda e riduce le sue possibilità di asciugarsi. Detto questo, i casi in cui produce danni sono quasi sempre riconducibili a tre errori concreti, tutti evitabili. Il primo è averlo fatto su un muro che aveva già un problema di umidità non risolto, tipicamente un'infiltrazione dalla facciata o una risalita: in quel caso l'intervento non causa il problema, lo aggrava e lo nasconde. Il secondo è la discontinuità: intercapedini dietro l'isolante e freno al vapore interrotto, che concentrano tutta la condensa in punti non ispezionabili. Il terzo è non aver valutato le teste delle travi. Se questi tre punti sono affrontati, l'intervento è tecnicamente solido, ed è spesso l'unico possibile su un edificio vincolato.
Le teste delle travi di legno: che cosa si fa?
È la domanda più seria di questo intervento, ed è anche quella che più spesso viene saltata perché richiede di aprire un solaio prima di preventivare. Il problema è che la testa della trave è immersa nella muratura, cioè nella parte che l'isolamento rende più fredda, e il legno in una zona fredda e umida è esposto al degrado biologico. Le strade praticabili sono tre. La prima è interrompere localmente l'isolante attorno all'appoggio, accettando un ponte termico limitato in cambio di una testa di trave che resta più calda: è la soluzione più semplice e spesso la più sensata. La seconda è ventilare l'appoggio, lasciando che l'aria circoli attorno alla testa in modo che l'eventuale umidità possa andarsene. La terza, nei casi in cui il legno è già compromesso, è intervenire strutturalmente sostituendo o affiancando la testa. Ciò che non è accettabile è la quarta strada, cioè non guardare: la testa di trave è invisibile, il degrado è lento e quando si manifesta il solaio ha già perso appoggio.
Barriera al vapore o freno igrovariabile?
Freno igrovariabile, in quasi tutti i casi di edilizia storica, e vale la pena capire perché la barriera stagna sembri la scelta più sicura e non lo sia. La barriera fa una cosa sola, molto bene: impedisce al vapore di entrare nel muro. D'inverno è esattamente ciò che serve. Il problema è che lo fa anche d'estate, quando il flusso si inverte e il muro, riscaldato dal sole, tenderebbe ad asciugarsi cedendo umidità verso l'interno. Con una barriera stagna quella via è chiusa, e poiché la facciata di un edificio storico raramente è perfettamente impermeabile, l'umidità che entra dall'esterno si accumula senza poter mai uscire. Il freno igrovariabile risolve la contraddizione cambiando permeabilità con l'umidità relativa: d'inverno, con aria interna secca, si comporta quasi come una barriera; d'estate, con umidità alta, si apre e consente l'asciugatura. In entrambi i casi, comunque, la prestazione dipende interamente dalla continuità della posa: un freno perfetto con tre giunti aperti vale meno di una soluzione modesta ma continua.
Quanto si perde in superficie, e quanto si guadagna davvero?
Si perde poco, e questo è il motivo per cui l'aerogel esiste in questo mercato: con materiali sottili la riduzione di superficie è di pochi centimetri per parete, e in stanze piccole è spesso l'unica soluzione accettabile. Il guadagno, invece, va descritto onestamente perché è diverso da quello di un cappotto. Sul consumo di riscaldamento il beneficio c'è ma è inferiore, perché restano ponti termici che dall'esterno si sarebbero risolti, tipicamente ai solai e ai muri di spina. Sul comfort percepito, però, l'effetto è spesso più evidente di quanto il calcolo suggerisca, e per due ragioni: la superficie interna della parete diventa molto più calda, e la sensazione di parete fredda che si avverte stando seduti vicino a un muro perimetrale scompare; e l'ambiente raggiunge la temperatura desiderata molto più in fretta, il che conta moltissimo negli spazi usati a intermittenza. In estate, invece, il bilancio peggiora rispetto a prima, perché si perde l'inerzia della muratura: chi vive in una casa storica di montagna lo nota poco, chi sta in città lo nota eccome.