Una parete mobile: pannelli rigidi sospesi a un binario a soffitto che scorrono e, all'occorrenza, si impacchettano in un deposito, aprendo o dividendo un grande ambiente in pochi minuti. Ogni pannello ha un nucleo fonoassorbente e guarnizioni perimetrali così che, chiusa, isoli quasi come un muro. È lo strumento degli spazi flessibili — sale convegni, aule, uffici, alberghi — riconfigurabile senza opere murarie.
Sezione tecnica del sistema, dall’interno (sinistra) all’esterno (destra).
Una parete mobile: pannelli rigidi sospesi a un binario a soffitto che scorrono e, all'occorrenza, si impacchettano in un deposito, aprendo o dividendo un grande ambiente in pochi minuti. Ogni pannello ha un nucleo fonoassorbente e guarnizioni perimetrali così che, chiusa, isoli quasi come un muro. È lo strumento degli spazi flessibili — sale convegni, aule, uffici, alberghi — riconfigurabile senza opere murarie.
La parete manovrabile è una partizione mobile: pannelli rigidi sospesi a un binario a soffitto che scorrono e, all'occorrenza, si impacchettano in un deposito, aprendo o dividendo un grande ambiente in pochi minuti. È lo strumento degli spazi flessibili — sale convegni, aule, uffici, alberghi.
Chiusa, la parete deve isolare acusticamente come un muro: per questo ogni pannello ha un nucleo fonoassorbente e due facce pesanti, e soprattutto guarnizioni perimetrali che, abbassate (le «ghigliottine» a pavimento e a soffitto), sigillano i bordi. È la tenuta dell'aria a fare il potere fonoisolante (Rw): un solo spiffero lo vanifica.
Tutto pende dal binario: una via di corsa a soffitto, ben ancorata alla struttura, su cui i carrelli portano i pannelli. Il tracciato del binario — diritto, con curve e scambi — decide come e dove i pannelli si parcheggiano (a libro, a pacchetto, in nicchia). La struttura sopra va verificata per il peso appeso.
I pannelli si manovrano a mano o motorizzati; le guarnizioni e le battute vanno regolate perché la tenuta resti nel tempo. Si possono richiedere versioni con resistenza al fuoco (EI) per compartimentare. Pavimento e soffitto vanno piani e a quota: la parete mobile è precisa e perdona poco le tolleranze del grezzo.
Da chiusa, una parete manovrabile deve isolare come un muro — ma non è un muro monolitico: è fatta di pannelli con giunti, e di un bordo superiore e inferiore che devono incontrare soffitto e pavimento. Il potere fonoisolante (Rw) dipende perciò quasi solo dalla tenuta all’aria: le ghigliottine si abbassano a pavimento e a soffitto, i giunti verticali si chiudono e il pannello sigilla tutt’intorno. Un solo spiffero non chiuso cortocircuita il suono e fa crollare l’Rw — molto più di quanto farebbe un po’ meno massa. La massa e il nucleo assorbente fissano il tetto della prestazione; le guarnizioni decidono se lo raggiungi davvero.
Ogni pannello è un sandwich: due facce pesanti per la massa, un nucleo fonoassorbente in mezzo, su un telaio rigido. Dove i pannelli si incontrano, i bordi sagomati si incastrano con una guarnizione nel giunto — è questa linea continua di sigilli, pannello su pannello, a far isolare la parete chiusa come una piena.
Quando il pannello è in posizione, una leva spinge una barra nascosta — la ghigliottina — in basso contro il pavimento, chiudendo il gioco che serve al movimento. È il punto decisivo della prestazione acustica: il pannello può essere pesante, ma se il bordo inferiore non sigilla, il suono passa sotto.
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