Introduce la classificazione del rischio sismico del singolo edificio, in otto classi dalla A+ alla G, e ne fa la base del Sismabonus. A differenza della zona sismica, che riguarda il territorio, la classe misura il rischio di quella precisa costruzione, con due parametri (PAM e IS-V) e due metodi di calcolo.
Si applica alla classificazione del rischio sismico delle costruzioni esistenti e, in particolare, all'accesso al Sismabonus. Le Linee guida sono lo strumento ufficiale di calcolo — nella versione sostituita dal D.M. 9 gennaio 2020, n. 24, non in quella originaria del 2017 — e si leggono insieme alle NTC 2018 e alla Circolare 7/2019 per la valutazione dell'esistente.
La classificazione sismica (OPCM 3274/2003) dice quanto è pericoloso il territorio; il D.M. 58/2017 introduce qualcosa di diverso: la classe di rischio sismico del singolo edificio. Il rischio dipende dalla pericolosità del sito ma anche dalla vulnerabilità della costruzione e dalla sua esposizione. Un edificio ben costruito in zona 1 può avere una classe migliore di uno fragile in zona 3.
Le Linee guida classificano il rischio in otto classi, dalla A+ (rischio più basso) alla G (più alto). È una scala leggibile come quella energetica, ma riferita alla sicurezza sismica.
La classe nasce da due parametri. Il PAM (Perdita Annua Media attesa) misura il costo atteso dei danni, anno per anno: l'aspetto economico. L'IS-V (Indice di Sicurezza della struttura) misura quanto la costruzione è vicina al livello di sicurezza richiesto: l'aspetto della vita. La classe finale assume la peggiore delle due valutazioni.
Per assegnare la classe ci sono due strade. Il metodo convenzionale, basato su PAM e IS-V, si applica a tutte le tipologie e consente di certificare anche miglioramenti ampi. Il metodo semplificato, riservato alla muratura, si basa su una valutazione tipologica più speditiva, ma può attestare solo la classe attuale o un miglioramento limitato. Scegliere il metodo sbagliato può sotto- o sovra-stimare il risultato.
La classificazione non è fine a sé stessa: è la base del Sismabonus, la detrazione fiscale per gli interventi di riduzione del rischio sismico. Il perno resta l'asseverazione del progettista, che certifica la classe prima e dopo: un'asseverazione infedele fa perdere il beneficio e comporta responsabilità. L'aliquota, invece, non dipende più dal salto di classe: fino alle spese del 2024 il beneficio cresceva con le classi guadagnate (70% per una, 80% per due, elevate al 75% e all'85% sulle parti comuni condominiali), ma la Legge di Bilancio 2025 ha uniformato il sismabonus alle aliquote generali dei bonus edilizi, oggi graduate in base all'anno di spesa e al fatto che l'immobile sia o meno abitazione principale.
Il D.M. 58/2017 completa il quadro sismico: l'OPCM 3274/2003 classifica il territorio, le NTC 2018 dettano come progettare e verificare, la Circolare 7/2019 spiega come applicarle all'esistente, e le Linee guida traducono tutto in una classe di rischio comprensibile e in un incentivo. È il livello in cui la sicurezza sismica diventa un valore leggibile — per il proprietario, per il mercato, per le politiche di prevenzione.
Mettere in sicurezza il patrimonio esistente è la grande sfida sismica italiana. Il D.M. 58/2017 le dà una grammatica e un incentivo: trasforma un concetto tecnico — la vulnerabilità — in una classe che chiunque può capire e in una convenienza che spinge a intervenire. Per un'architettura del costruito, è lo strumento che lega sicurezza, valore e responsabilità.
La zona (OPCM 3274) riguarda la pericolosità del territorio; la classe (D.M. 58/2017) riguarda il rischio del singolo edificio, che dipende anche dalla sua vulnerabilità. Un edificio in zona 1 può essere in classe migliore di uno fragile in zona 3.
Otto, dalla A+ (rischio minimo) alla G (massimo), in una scala leggibile come quella energetica.
Il PAM è la perdita economica media attesa per i danni; l'IS-V è l'indice di sicurezza della struttura. La classe assume il valore peggiore dei due, perché sicurezza ed economia non si compensano.
Il convenzionale (PAM + IS-V) vale per tutte le tipologie e certifica anche miglioramenti ampi; il semplificato è per la muratura, più rapido ma limitato nel certificare i salti di classe.
È la detrazione fiscale per gli interventi di riduzione del rischio sismico e si fonda sull'asseverazione del progettista, che certifica la classe prima e dopo i lavori. Attenzione all'aliquota: fino alle spese del 2024 cresceva col salto di classe (70% per una classe, 80% per due, elevate a 75% e 85% sulle parti comuni condominiali); dalle spese del 2025 la Legge di Bilancio ha uniformato il sismabonus alle aliquote generali dei bonus edilizi, che dipendono dall'anno di spesa e dal fatto che l'immobile sia abitazione principale.
La classificazione del rischio prima e dopo l'intervento, asseverata da un tecnico abilitato, e il rispetto delle procedure; un'asseverazione infedele fa perdere il beneficio.