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PRC.28 · Processo Costruttivo

Pavimento Continuo in Resina e Microcemento

Un pavimento senza fughe non nasconde gli errori del supporto: li amplifica. La finitura è spessa pochi millimetri e non ha giunti dove scaricare le tensioni, quindi tutto quello che c'è sotto — umidità, crepe, giunti — riemerge in superficie.

Verifica che decide tutto
umidità residua del massetto
Spessore tipico
2–3 mm in più mani
Giunti
si riportano, non si scavalcano
Ambiente in applicazione
senza correnti d'aria

Panoramica

TAV. 00

Resina e microcemento vengono venduti come finiture e trattati come tali: è l'equivoco che genera quasi tutti i contenziosi di questo lavoro. In realtà sono rivestimenti sottili e rigidamente solidali al supporto, senza lo spessore né le fughe che permettono a un gres di assorbire un movimento. Ciò che si vede in superficie è quasi sempre un difetto del massetto, non del prodotto. Da qui discendono le due verifiche che decidono l'esito, e vanno fatte prima di ordinare il materiale. La prima è l'umidità residua del massetto, misurata con lo strumento e non con la mano: un massetto ancora umido continua a cedere vapore verso l'alto, e sotto un rivestimento impermeabile quel vapore si accumula finché stacca la resina in bolle. La seconda è la lettura dei giunti: ogni giunto strutturale e ogni giunto di dilatazione del massetto va riportato in superficie, perché se il pavimento continuo li scavalca sarà la crepa a ricordare dov'erano. Resina e microcemento non sono la stessa cosa e la scelta non è estetica. La resina è un film polimerico impermeabile: chiude il pavimento, resiste ai chimici e si pulisce bene, ma non lascia uscire nulla e quindi pretende un supporto asciutto e una barriera al vapore sotto il massetto. Il microcemento è una malta cementizia modificata: resta minerale, tollera meglio un fondo non perfettamente asciutto, ma ha bisogno di essere protetto da una finitura perché da solo assorbe le macchie. L'ultimo punto è che questi pavimenti non si posano: si applicano, a mano, in strati sottili sovrapposti. La riuscita dipende dalla continuità del gesto e dalle condizioni ambientali durante l'applicazione e l'indurimento — temperatura, umidità relativa, assenza di correnti d'aria. Una porta lasciata aperta su una giornata di vento è sufficiente a segnare per sempre una stanza intera.

La partitura di posa

TAV. H
NON IN SCALA1 strato su 5 in operaMassetto asciutto, planare e coeso

Il dettaglio del gestodove il vapore si ferma

01Giorno 1

La diagnosi del supporto

Misura strumentale dell'umidità residua, prova di coesione superficiale, rilievo di crepe e giunti esistenti e verifica della planarità con la staggia.

Perché si fa cosìÈ la fase in cui si decide se il lavoro si può fare, e l'unica in cui dire di no costa poco. Un massetto umido sotto un rivestimento impermeabile non asciuga più: il vapore si accumula all'interfaccia e stacca la resina a bolle, di solito dopo il collaudo e sempre nel punto peggiore. La misura va fatta con lo strumento, perché un massetto può essere asciutto in superficie e ancora carico in profondità.
strumentale · misura dell'umiditàprova di strappo · coesione superficialestaggia 2 m · verifica di planarità
In manoigrometro a carburodinamometro per prova di strappostaggia da 2 m
nessun apporto d'acqua in corso da altre lavorazioniimpianti sotto massetto già collaudati
L’errore che costa caroValutare l'umidità a vista o col foglio di plastica e partire lo stesso perché il cantiere è in ritardo: è l'origine della quasi totalità dei distacchi.
Controllo DLVerbale con i valori di umidità residua misurati per ogni ambiente, esito della prova di strappo e planimetria dei giunti rilevati: senza questo, il resto non parte.
«Il cliente ha fretta, il massetto no. Se lo copri adesso, fra sei mesi lo rifai tutto e lo paghi tu.»taccuino di cantiere — sintesi redazionale
Le battute — coi giorni del cantierebattuta 1 di 5
settimaneasciugatura del massetto fino all'umidità residua ammessa: non si accelera con i ventilatori
24–48 hindurimento fra le mani e prima della finitura protettiva

clicca una battuta · frecce ← → per scorrere il cantiere · le pause tratteggiate sono la chimica che lavora

La scelta non è estetica

Resina o microcemento: decide il fondo, non il campione

TAV. G1

In showroom si scelgono guardando il colore, e questo è il motivo per cui metà dei problemi nasce prima ancora del cantiere. La differenza vera è nel comportamento all'acqua. La resina è un film polimerico continuo e impermeabile: eccellente dove servono igiene e resistenza chimica, ma sopra un fondo che cede ancora vapore diventa una membrana che intrappola, e si stacca a bolle. Il microcemento è una malta cementizia modificata: resta minerale e lascia passare qualcosa, quindi convive con fondi meno perfetti e con supporti a calce, ma da solo si macchia e va protetto. In pratica: se il massetto è nuovo e ben asciutto, o se il locale è chimicamente aggressivo, la resina fa il suo mestiere. Se si sta lavorando su un esistente, in un edificio storico o su un fondo di cui non si conosce tutta la storia, il microcemento perdona di più.

In un bagno la differenza si vede al primo anno: la resina tiene se il fondo era asciutto, il microcemento tiene se è stato protetto bene. Nessuno dei due perdona entrambe le mancanze.

Il difetto che arriva dopo il collaudo

La bolla: come nasce e perché non è colpa del prodotto

TAV. G2

La bolla è la patologia più frequente e la più fraintesa. Non nasce dall'alto, nasce dal basso. Un massetto che contiene ancora acqua continua a cederla sotto forma di vapore; finché il pavimento è aperto quel vapore se ne va e nessuno se ne accorge, ma appena sopra c'è un film impermeabile il vapore trova un tetto. Si accumula all'interfaccia, la pressione cresce lentamente e a un certo punto vince l'adesione: il rivestimento si solleva in un rigonfiamento tondo, spesso a mesi di distanza e quasi sempre dopo che il locale è stato riscaldato per la prima volta, perché il calore accelera la migrazione. Per questo la contestazione arriva sempre in autunno. La cura non esiste a posteriori: si taglia, si asciuga e si rifa la zona, sperando che l'umidità nel frattempo sia scesa. L'unica vera difesa è la misura fatta prima.

Se il massetto è su terreno o su vespaio, la barriera al vapore sotto il massetto non è un extra: senza, l'umidità non finisce mai perché continua ad arrivare.

Come invecchia (e cosa lo tradisce)

TAV. P
BOLLE DA UMIDITA RESIDUAMassetto coperto prima dell'asciugatura (fase 01): il vapore si accumula sotto il film impermeabile e solleva il rivestimento in rigonfiamenti tondi, tipicamente alla prima accensione del riscaldamento.
CREPA SULLA TRACCIA DEL GIUNTOGiunto strutturale scavalcato dal rivestimento continuo (fase 03): la fessura si apre netta e rettilinea esattamente sopra il giunto, e nessuna stuccatura la tiene chiusa più di una stagione.
DISTACCO A SCAGLIEPrimer steso su superficie polverosa o lisciata a specchio (fase 02): l'adesione è solo apparente e il pavimento si stacca a placche sotto il traffico, portando via lo strato debole del massetto.
SEGNO DI RIPRESALavorazione interrotta a metà ambiente (fase 04): sul bordo già tirato si forma una linea di tonalità diversa, permanente, che si nota soprattutto in luce radente e non si corregge carteggiando.
OPACIZZAZIONE PRECOCEFinitura protettiva aggredita da detergenti acidi o abrasivi (fase 05): la superficie perde uniformità in poche settimane, con aloni più evidenti nelle zone di passaggio.

Domande da cantiere

TAV. Q
Si può posare sopra un pavimento esistente?

Spesso sì, ed è uno dei motivi per cui viene scelto: pochi millimetri non alterano le quote di porte e soglie, e si evita la demolizione con tutto quello che comporta. Le condizioni però sono tre e vanno verificate tutte. Il vecchio pavimento deve essere solidamente ancorato al suo supporto, perché una piastrella che suona a vuoto continuerà a muoversi sotto il nuovo strato. Le fughe vanno trattate, perché sono discontinuità che tendono a ricomparire in trasparenza. E la superficie va irruvidita, perché su un gres smaltato l'adesione è quasi nulla senza una preparazione meccanica o un primer specifico. Se anche una sola delle tre manca, si demolisce.

Un pavimento continuo si crepa?

Il rivestimento in sé quasi mai: si crepa quello che ha sotto, e la crepa affiora. È una distinzione che sembra un cavillo e invece è tutto il mestiere, perché dice dove intervenire. Uno strato di due o tre millimetri non ha rigidezza propria: segue il supporto, e se il supporto si muove non c'è formulazione che lo impedisca. Le difese sono tre, tutte a monte: la rete di armatura, che trasforma una fessura concentrata in microfessure diffuse; il rispetto dei giunti, che dà al movimento un posto dove andare; e la scelta di non partire su crepe ancora attive. Chi promette un pavimento che non si creperà mai sta promettendo qualcosa che non dipende da lui.

Va bene in bagno e sotto la doccia?

Sì, ed è uno degli usi in cui rende di più, perché elimina le fughe che sono il punto debole di ogni bagno piastrellato. A una condizione che viene sistematicamente dimenticata: il pavimento continuo non è l'impermeabilizzazione. Sotto ci vuole comunque una guaina, con i suoi risvolti sulle pareti e la sua sigillatura sui punti singolari, esattamente come sotto un gres. Il rivestimento continuo è la finitura che si vede e resiste all'acqua che ci cammina sopra, ma se è l'unica difesa, il primo microdifetto porta l'acqua nel massetto e da lì al piano di sotto. In doccia serve inoltre una finitura antiscivolo adeguata, che è una scelta prestazionale e non di gusto.

Quanto dura e ogni quanto va rifatto?

Vanno distinti due orizzonti, perché confonderli è l'origine di quasi tutte le delusioni. Il rivestimento vero e proprio, se il fondo era sano, dura quanto il massetto che lo porta: non ha una scadenza propria. La finitura protettiva invece è progettata per consumarsi, ed è questo il punto: assorbe l'abrasione al posto del rivestimento e si rinnova senza toccarlo, con una frequenza che dipende dal traffico — in una casa si parla di anni, in un locale pubblico molto meno. Il pavimento continuo quindi non è senza manutenzione: è a manutenzione programmata e leggera, che è una cosa diversa e va detta al committente prima della firma, non dopo la prima opacizzazione.

Materiali coinvolti

TAV. M