Tamponamenti e Tramezze in Muratura su Telaio
Il tamponamento non porta carichi verticali, e per questo viene trattato come un riempimento. È l'equivoco che nei terremoti costa più vite: un pannello murario rigido incastrato in un telaio flessibile non è neutro, partecipa — e se partecipa male, esce dal piano e cade.
Panoramica
TAV. 00Nell'edilizia italiana costruita dal dopoguerra in poi la struttura è quasi sempre un telaio in cemento armato, e le pareti sono tamponamenti: chiudono, isolano e dividono, ma non reggono il solaio. Questo ha prodotto una consuetudine tenace, cioè considerarli lavorazione minore, affidata alla mano d'opera meno qualificata e definita in cantiere invece che a disegno. La realtà strutturale è diversa. Quando il telaio si deforma sotto un'azione orizzontale, il tamponamento rigido incastrato dentro la maglia si oppone: assorbe forza, si carica a puntone diagonale e la restituisce ai nodi del telaio, che non erano stati calcolati per quello. Nei danni sismici questo si vede sempre: fessure a X sui tamponamenti, pilastri danneggiati in testa, e nei casi peggiori il fenomeno del piano debole, quando un piano è aperto e quelli sopra sono tamponati. La contromisura non è costruire pareti più forti, ma decidere consapevolmente come il pannello interagisce con la struttura, e realizzare quella scelta con cura in opera. La seconda contromisura riguarda il ribaltamento fuori piano: un pannello alto e sottile, spinto perpendicolarmente, si rovescia in blocco se non è trattenuto. È questo il meccanismo che uccide, perché la parete cade verso l'interno degli ambienti o sulla strada. Sulle tramezze interne il tema è diverso e più quotidiano: peso, acustica e fessurazione. Una tramezza costruita fino a toccare l'intradosso del solaio con malta rigida si fessura al primo assestamento, perché il solaio si inflette e lei no. Il giunto in sommità non è una rifinitura: è ciò che permette a due elementi con vite diverse di convivere.
La partitura di posa
TAV. HIl dettaglio del gestol'errore che si somma
Tracciamento e primo corso
Tracciamento delle pareti sul solaio, pulizia del piano di posa e realizzazione del primo corso su letto di malta, in bolla e in squadro rispetto al telaio.
«Il primo corso te lo giochi una volta sola. Sopra non recuperi più niente, ci metti solo intonaco.»taccuino di cantiere — sintesi redazionale
clicca una battuta · frecce ← → per scorrere il cantiere · le pause tratteggiate sono la chimica che lavora
Quello che il tamponamento fa davvero
Il puntone diagonale: perché una parete che non porta può rompere un pilastro
È il concetto che cambia il modo di guardare un edificio a telaio, e una volta capito non si dimentica. Sotto un'azione orizzontale il telaio si deforma a parallelogramma: la maglia rettangolare diventa obliqua. Il pannello murario rigido incastrato dentro quella maglia si oppone a questa deformazione, e per opporsi si comprime lungo la diagonale che si accorcia, comportandosi esattamente come un puntone. Questo puntone spinge contro gli angoli del telaio, cioè contro le estremità dei pilastri, con una forza concentrata che il calcolo del telaio nudo non aveva previsto. Il risultato tipico sono le fessure a X sul tamponamento e il danneggiamento dei pilastri in testa. C'è poi il caso peggiore, il piano debole: se un piano è lasciato aperto — portici, negozi, garage — mentre quelli sopra sono tamponati, tutta la deformazione si concentra lì, e quel piano diventa il punto in cui l'edificio può collassare.
Ne discende una conseguenza pratica per le ristrutturazioni: demolire i tamponamenti di un piano per aprire uno spazio non è un'opera di finitura, è una modifica del comportamento sismico dell'edificio.
Due elementi, due vite
Perché la tramezza non deve toccare il solaio
È il difetto più diffuso e il più facile da evitare, e nasce da un'idea sbagliata di solidità: la parete zeppata a forza sotto l'intradosso sembra più robusta, e invece è quella che si fessurerà. Il motivo è che solaio e tramezza hanno comportamenti indipendenti. Il solaio si inflette sotto i carichi, e continua a farlo nel tempo per effetto della deformazione lenta del calcestruzzo: il suo punto centrale scende, in modo piccolo ma continuo, per anni. La tramezza, che è rigida e non ha nulla da cui deformarsi, se è in contatto rigido riceve quel movimento come un carico verticale che non le compete. Non essendo dimensionata per portarlo, reagisce come può: si fessura orizzontalmente sotto l'intradosso, oppure schiaccia i blocchi della fascia superiore. Il giunto cedevole risolve il problema alla radice lasciando al solaio lo spazio per scendere, e mantenendo contemporaneamente il ritegno orizzontale che impedisce alla parete di ribaltarsi.
La stessa logica spiega perché le lesioni compaiono quasi sempre all'ultimo piano e in mezzeria delle campate più lunghe: è lì che il solaio scende di più.
Come invecchia (e cosa lo tradisce)
TAV. PDomande da cantiere
TAV. QPosso demolire un tamponamento per aprire uno spazio?
Non è un'operazione di finitura, ed è l'equivoco più pericoloso delle ristrutturazioni. Formalmente il tamponamento non porta carichi verticali, quindi rimuoverlo non fa cadere il solaio; ma i tamponamenti irrigidiscono il telaio nel proprio piano e ne condizionano il comportamento sotto azione orizzontale. Toglierne uno cambia la distribuzione delle rigidezze, e toglierne diversi allo stesso piano può creare la condizione di piano debole, che è il meccanismo di collasso più frequente negli edifici a telaio. La risposta corretta non è mai un sì o un no generico: serve una verifica sismica dell'edificio nella configurazione modificata, e in molti casi la demolizione è possibile ma va accompagnata da interventi compensativi.
Perché le crepe compaiono sempre negli stessi punti?
Perché non sono casuali: sono la firma di un meccanismo, e imparare a leggerle è metà della diagnosi. La fessura verticale lungo il pilastro racconta l'interfaccia fra due materiali diversi che si muovono in modo diverso. La lesione orizzontale sotto il solaio racconta un giunto in sommità rigido e un solaio che si è inflesso. La fessura diagonale dall'angolo di una finestra racconta una concentrazione di tensione non rinforzata. E la fessura a X su un intero pannello racconta il puntone diagonale, quindi un'azione orizzontale. La conseguenza pratica è importante: stuccare senza aver capito quale dei quattro meccanismi è in gioco significa vedere la stessa crepa riaprirsi, perché la causa è ancora lì.
Meglio tamponamento a cassa vuota o monostrato?
Dipende da cosa si vuole ottenere, e la scelta è più delicata di quanto sembri. Il monostrato in blocchi porizzati o in calcestruzzo aerato è più semplice, più rapido, ha un solo strato da controllare e concentra isolamento e chiusura in un unico elemento: è la scelta prevalente nel nuovo. La cassa vuota, cioè due paramenti con intercapedine, permette di separare le funzioni — tenuta all'acqua fuori, isolamento in mezzo, massa dentro — e su edifici esistenti è spesso ciò che si trova. Il punto critico della cassa vuota non è il concetto ma l'esecuzione: l'intercapedine va tenuta pulita durante la costruzione, perché la malta caduta nei giunti crea ponti che portano acqua dal paramento esterno a quello interno, ed è il difetto più comune di questa tecnica.
Quanto pesa una tramezza e quando conviene passare al secco?
Il peso è il fattore che decide più spesso, soprattutto in ristrutturazione. Una tramezza in laterizio intonacata su entrambi i lati pesa parecchie volte più di una parete a secco di prestazione acustica equivalente, e quel peso va da qualche parte: su un solaio esistente, che non era stato calcolato per la nuova distribuzione. Nel nuovo il problema si risolve a monte in fase di calcolo; nel recupero no, e spesso è proprio il peso a rendere impraticabile la muratura. Il criterio pratico: se si sta suddividendo un ambiente su un solaio esistente, soprattutto in legno o in putrelle, il secco è quasi sempre la scelta obbligata. Se invece si cerca inerzia termica, resistenza all'urto e libertà di appendere carichi ovunque, e il solaio lo consente, la muratura mantiene vantaggi reali.