Copertura a falda leggera per capannoni e logistica, formata da pannelli sandwich autoportanti — due lamiere d'acciaio che racchiudono un'anima isolante — appoggiati su arcarecci metallici. In un solo elemento prefabbricato porta, isola e impermeabilizza: si posa a secco e velocemente su grandi superfici, con la lamiera superiore nervata per lo sgrondo dell'acqua e i giunti sovrapposti a tenuta.
Sezione tecnica del sistema, dall’interno (sinistra) all’esterno (destra).
Copertura a falda leggera per capannoni e logistica, formata da pannelli sandwich autoportanti — due lamiere d'acciaio che racchiudono un'anima isolante — appoggiati su arcarecci metallici. In un solo elemento prefabbricato porta, isola e impermeabilizza: si posa a secco e velocemente su grandi superfici, con la lamiera superiore nervata per lo sgrondo dell'acqua e i giunti sovrapposti a tenuta.
Il pannello sandwich da copertura è l'evoluzione della semplice lamiera grecata: tra la lamiera esterna nervata e quella interna piana è schiumata o incollata un'anima isolante (poliuretano PIR o lana di roccia). Le tre parti collaborano come un'unica sezione, così un pannello sottile e leggero copre grandi luci tra gli arcarecci senza appoggi intermedi.
Sotto il carico (neve, vento, manutenzione) la lamiera superiore va in compressione e quella inferiore in trazione; senza l'anima le due scivolerebbero e si imbozzerebbero subito. L'anima assorbe il taglio e le costringe a lavorare insieme, generando una rigidezza flessionale enorme rispetto al peso. È lo stesso principio del solaio composto, in scala leggera.
La copertura è a falda con pendenza minima: la lamiera esterna è profilata in greche alte che convogliano l'acqua, e i pannelli si sovrappongono lateralmente con un giunto maschio-femmina, spesso con guarnizione. L'anima continua dà l'isolamento termico (con il PIR valori molto bassi di trasmittanza) e, nella versione in lana di roccia, la resistenza al fuoco e l'isolamento acustico.
I pannelli si fissano agli arcarecci con viti autoperforanti e cappellotti di tenuta, in numero e posizione da calcolo per resistere al vento. I punti critici sono i fissaggi (fori passanti da sigillare), i colmi, le gronde e i lucernari, e le dilatazioni termiche: una lamiera scura al sole si scalda molto più di quella interna, e il pannello tende a incurvarsi (bowing), un effetto da mettere in conto sui grandi formati.
Da sole, le due lamiere sottili si pieghererebbero e si imbozzerebbero subito. Distanziate dall’anima isolante e incollate ad essa, formano una sezione composta come una piccola trave a doppio T: sotto carico la lamiera superiore va in compressione, quella inferiore in trazione, e l’anima trasferisce il taglio che impedisce loro di scorrere l’una sull’altra. Così un pannello leggero e sottile diventa rigidissimo e copre grandi luci tra gli arcarecci — e la stessa anima che irrigidisce è anche l’isolante.
Il pannello si avvita all’arcareccio attraverso la sommità di una greca, con un cappellotto di tenuta; la sovrapposizione laterale è un giunto maschio-femmina, spesso con guarnizione, così il foro passante e il giunto restano entrambi a tenuta.
Al colmo le due falde si incontrano sotto un coprigiunto; una chiusura (schiuma o profilo sagomato) sigilla le greche lasciando una luce protetta, così l’aria sopra l’anima respira ed eventuale condensa asciuga.
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