Una soletta in cemento armato in cui, dopo il getto, si tendono dei cavi d'acciaio che la comprimono. La precompressione «chiude in anticipo» le fessure e contrasta la freccia, permettendo solette più sottili e luci più ampie, con meno pilastri. È la tecnica dei grandi impalcati — parcheggi, centri commerciali, uffici a pianta libera — dove conta ridurre spessori e appoggi.
Sezione tecnica del sistema, dall’interno (sinistra) all’esterno (destra).
Una soletta in cemento armato in cui, dopo il getto, si tendono dei cavi d'acciaio che la comprimono. La precompressione «chiude in anticipo» le fessure e contrasta la freccia, permettendo solette più sottili e luci più ampie, con meno pilastri. È la tecnica dei grandi impalcati — parcheggi, centri commerciali, uffici a pianta libera — dove conta ridurre spessori e appoggi.
Il solaio post-teso è una soletta in cemento armato resa precompressa in opera: dentro la lastra si dispongono cavi d'acciaio in guaina e, dopo che il calcestruzzo ha fatto presa, li si tende con martinetti, ancorandoli alle estremità. I cavi tirati comprimono il calcestruzzo, mettendolo «in tensione» prima ancora dei carichi.
Il calcestruzzo è forte a compressione e debole a trazione: la precompressione lo tiene tutto compresso, così sotto carico la zona che si flette non arriva a trazione e non fessura. In più i cavi, curvati, «sollevano» la soletta contrastando la freccia. Il risultato sono lastre più sottili, luci maggiori e meno deformazioni.
I cavi possono essere iniettati nella guaina (aderenti) o ingrassati e inguainati (non aderenti): i primi proteggono meglio l'acciaio e ridistribuiscono gli sforzi, i secondi sono più semplici e leggeri. In entrambi i casi le testate di ancoraggio sono punti molto sollecitati, con armatura di frettaggio, da curare e proteggere.
Il post-teso impone una sequenza precisa: getto, maturazione, tesatura in fasi, eventuale iniezione, taglio dei cavi. La durabilità dipende dalla protezione dei cavi dalla corrosione — il nemico numero uno di un acciaio molto teso. E al fuoco l'acciaio da precompressione perde resistenza prima di quello ordinario: copriferro e protezione vanno dimensionati di conseguenza.
Il calcestruzzo è generoso a compressione e quasi inutile a trazione — per questo una soletta ordinaria fessura all’intradosso, dove la flessione manda in trazione le fibre basse. Il post-teso ribalta la situazione prima ancora che l’edificio sia caricato. Cavi d’acciaio, posati in guaina e tesi con martinetti quando il calcestruzzo ha indurito, comprimono tutta la lastra e si ancorano ai bordi. Ora, sotto carico, la flessione non fa che ridurre una compressione che c’era già: la fibra bassa non arriva mai a trazione e non fessura. Meglio ancora, i cavi sono curvati dolcemente, bassi in mezzeria e alti sugli appoggi, così il loro tiro «solleva» attivamente la soletta e ne annulla gran parte della freccia. Il guadagno sono solette più sottili su luci più ampie con meno pilastri — i piani liberi e generosi di parcheggi e uffici. Il prezzo è il rigore: una sequenza di tesatura precisa, ancoraggi ben dettagliati e, soprattutto, proteggere quell’acciaio molto teso dalla corrosione e, al fuoco, dal calore — perché un cavo da precompressione perde resistenza prima di un’armatura ordinaria.
Il cavo non è dritto: è curvato dolcemente, basso in mezzeria e alto sugli appoggi, tenuto a quel profilo esatto da sostegni (sedie). La forma è tutto il senso — il suo tiro verso l’alto «solleva» la soletta contro il carico e ne contrasta la freccia. L’armatura ordinaria corre comunque sopra e sotto.
Al bordo il cavo si blocca su una piastra d’acciaio per mezzo di cunei che mordono i trefoli. La piastra concentra una forza enorme nel calcestruzzo, perciò una spirale o staffe di frettaggio fasciano la zona per impedire che si spacchi. La tasca lasciata per il martinetto si taglia e si stucca, proteggendo la testata dalla corrosione.
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