Copertura a falda in cui una lama d'aria continua, tra l'isolante e il manto in tegole, scorre dalla gronda al colmo. Questa intercapedine ventilata smaltisce il calore estivo, evacua il vapore invernale e mantiene asciutto il pacchetto, allungando la vita del tetto e migliorando il comfort dei sottotetti abitati.
Sezione tecnica del sistema, dall’interno (sinistra) all’esterno (destra).
Copertura a falda in cui una lama d'aria continua, tra l'isolante e il manto in tegole, scorre dalla gronda al colmo. Questa intercapedine ventilata smaltisce il calore estivo, evacua il vapore invernale e mantiene asciutto il pacchetto, allungando la vita del tetto e migliorando il comfort dei sottotetti abitati.
Il tetto a falda ventilato non è un tetto «in più», ma un tetto che gestisce l'aria. Sopra l'isolante, e sotto le tegole, corre una camera d'aria continua aperta in gronda e sfociante al colmo: il moto convettivo che vi si instaura — alimentato dalla differenza di quota e dall'irraggiamento solare — trasforma l'intercapedine in un motore termo-igrometrico che lavora gratuitamente, tutto l'anno.
L'aria nella camera sottotegola, scaldata dal sole che batte sul manto, si alleggerisce e sale verso il colmo, richiamando aria fresca dalla gronda: è l'effetto camino. In estate questo flusso intercetta gran parte dell'energia solare prima che raggiunga l'isolante, abbattendo la temperatura superficiale interna e riducendo il fabbisogno di raffrescamento. Perché funzioni, la sezione di ventilazione deve essere continua e dimensionata (di norma una lama di 4-8 cm, con aperture libere in gronda e al colmo proporzionate alla falda): strozzature, nidi o detriti annullano il tiraggio.
La camera ventilata non è impermeabile: la tenuta all'acqua è affidata, oltre al manto discontinuo, a una membrana traspirante posata sopra l'isolante, che respinge l'acqua di infiltrazione e la neve ventata ma lascia uscire il vapore. Sotto l'isolante, verso l'interno, un freno o barriera al vapore controlla la quantità di umidità che entra nel pacchetto dall'ambiente abitato. L'ordine degli strati è governato dal principio di Glaser: resistenza al vapore decrescente verso l'esterno, così la condensa non si accumula nell'isolante.
Rispetto a un tetto non ventilato, la microventilazione porta tre vantaggi misurabili. In estate riduce il picco di temperatura del sottotetto e sposta in avanti lo sfasamento, soprattutto se abbinata a isolanti ad alta massa come la fibra di legno. In inverno mantiene asciutto l'isolante (un isolante umido perde gran parte del potere coibente) ed evita la formazione di ghiaccio in gronda dovuta alla neve che fonde sul manto caldo. Tutto l'anno, infine, allontana l'umidità dalle strutture lignee, prevenendo marcescenze e attacchi biologici: il legno asciutto è legno che dura.
L’aria scaldata sotto le tegole sale al colmo e richiama aria fresca dalla gronda. In estate questa corrente porta via gran parte del calore solare prima che raggiunga l’isolante; tutto l’anno mantiene asciutti isolante e legno ed evita il ghiaccio in gronda.
In gronda la lama d’aria pesca aria fresca attraverso una luce continua protetta da una griglia parapasseri; la membrana traspirante si risvolta nel canale di gronda per scaricare l’acqua.
Al colmo le due lame d’aria confluiscono e sfogano verso l’alto attraverso un colmo ventilato; una banda di tenuta sotto la tegola di colmo lascia uscire l’aria ma respinge pioggia e neve.
Collegamenti informativi al quadro normativo. Verifica sempre il testo vigente sulla fonte ufficiale.
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