Il guadagno più grande in questo intervento non si ottiene aggiungendo: si ottiene togliendo. Il rinfianco di macerie che sta sopra il solaio pesa spesso più di tutto quello che ci si vuole mettere sopra, e portarlo via vale più di mezzo consolidamento.
È il solaio più diffuso nell'edilizia italiana della prima metà del Novecento: travi in acciaio a interasse ravvicinato, elementi in laterizio a coprire la luce fra una trave e l'altra, e sopra un riempimento di macerie che serviva a livellare. Funziona ancora bene, ma porta con sé tre problemi tipici — un carico permanente altissimo e inutile, la corrosione dell'ala inferiore delle putrelle nei punti dove l'acqua è passata, e l'assenza totale di comportamento a diaframma, che nella verifica sismica di un edificio esistente è spesso il punto più critico. Il consolidamento moderno risponde a tutti e tre nello stesso cantiere: si alleggerisce, si risana l'acciaio, si rende collaborante una soletta sottile e la si collega alle murature. È quest'ultimo passaggio, non il getto, a trasformare un solaio in un diaframma.
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Il dettaglio del gestodove si nasconde la corrosione
Esecuzione dei saggi per riconoscere la tipologia reale del solaio, rilievo di interasse e sezione delle putrelle, e puntellamento dell'intradosso prima di qualunque rimozione.
Guarda l'ala di sotto, non quella di sopra. La ruggine sta sempre dove è passata l'acqua del bagno di vent'anni fa.taccuino di cantiere — sintesi redazionale
Il calcolo che sorprende
È il conto che convince i committenti più di qualunque relazione. Il rinfianco di macerie di un solaio storico pesa fra il quintale e mezzo e i due quintali al metro quadrato e non porta nulla; la soletta collaborante che lo sostituisce, alleggerita e sottile, ne pesa una frazione. Il bilancio finale è spesso in attivo: l'edificio esce dall'intervento più leggero di come è entrato, e ha in più un diaframma che prima non aveva.
Esempio numerico illustrativo, non un dato di progetto. Il peso reale del rinfianco varia moltissimo e va determinato su campione durante i saggi: è uno dei pochi dati che cambia radicalmente l'esito della verifica.
Cosa rende sicuro un edificio in muratura
In un edificio in muratura il pericolo maggiore non è che i muri si schiaccino: è che si ribaltino verso l'esterno, uno alla volta, perché nessuno li tiene legati. Un solaio deformabile, appoggiato e non collegato, assiste al fenomeno senza opporsi. Un solaio reso rigido e ancorato ai muri li obbliga invece a muoversi insieme e distribuisce l'azione fra tutte le pareti. La differenza fra le due situazioni non sta nel getto: sta nei pochi centimetri di barra iniettata nella muratura.
Schema di principio. L'efficacia reale del diaframma e il dimensionamento degli ancoraggi si ricavano dalla verifica dei meccanismi locali sull'edificio specifico: qui si spiega perché quel collegamento è la parte che non si taglia.
Il consolidamento conviene quasi sempre quando le putrelle sono in buono stato e l'intradosso ha un valore — volte, decorazioni, altezze utili già al limite. Rifare significa demolire, smaltire, ricostruire e perdere qualche centimetro di altezza, con costi e tempi che raramente compensano. Il rifacimento diventa la scelta giusta in tre casi: corrosione diffusa e non localizzata, luci incompatibili con il nuovo uso anche dopo il consolidamento, o necessità di rifare comunque tutti gli impianti annegati nel pacchetto. La decisione si prende dopo i saggi, mai prima.
Sì, ed è il motivo principale per cui questa tecnica è così usata negli edifici storici: tutto avviene dall'alto, e l'intradosso con i suoi eventuali stucchi o affreschi resta intatto. Le uniche eccezioni sono i casi in cui la corrosione ha già provocato distacchi dell'intonaco all'intradosso, o quando il calcolo richiede un rinforzo dell'ala inferiore che non può essere fatto da sopra. In quei casi si concorda un intervento localizzato, con le cautele del restauro, e non una rimozione generalizzata.
La logica è la stessa — alleggerire, risanare, rendere collaborante, collegare — ma il comportamento è diverso e va rispettato. La voltina lavora ad arco e scarica una spinta orizzontale sulle putrelle adiacenti: è un sistema in equilibrio, e quel riempimento che sembra inerte in parte serve a contrastare la spinta delle voltine di bordo. Toglierlo senza contrasto sulle campate esterne può mettere in crisi proprio l'ultima voltina della fila. Nella pratica si procede per campate alterne e si verifica sempre la situazione al bordo, dove non c'è una voltina successiva a fare da contrasto.
Non esiste un numero universale, perché il guadagno arriva da due contributi indipendenti che dipendono dal caso: la capacità liberata dall'alleggerimento e l'aumento di rigidezza e resistenza dato dalla sezione mista. In molti interventi ordinari il risultato è sufficiente a passare da una destinazione residenziale a un uso con carichi maggiori, ma la verifica resta caso per caso e dipende soprattutto dalla luce e dalla sezione reale delle putrelle. La cosa importante da comunicare al committente è un'altra: il beneficio sismico del diaframma è spesso più rilevante dell'aumento di portata, anche se è quello che non si vede.