In acciaio la struttura non si costruisce: si monta. Tutto il lavoro vero è stato fatto in officina, e in cantiere restano tre cose che decidono l'esito — la quota dei tirafondi, i controventi provvisori e la coppia di serraggio.
Un telaio in acciaio arriva in cantiere già finito: profili tagliati, forati, saldati e verniciati, con una marcatura che li fa corrispondere alla tavola di montaggio. Il montaggio è quindi un lavoro di precisione geometrica più che di costruzione, e la sequenza è dettata dalla stabilità: fino a quando i controventi definitivi non sono in opera, la struttura sta in piedi soltanto grazie a puntelli e tiranti provvisori, che sono a tutti gli effetti parte del progetto. Il piano si completa con la lamiera grecata e un getto che non è un pavimento ma la parte compressa della trave, resa solidale dai pioli connettori. Alla fine resta il capitolo che più spesso si sottovaluta: l'acciaio nudo perde resistenza rapidamente in incendio, e la protezione al fuoco va progettata come parte della struttura, non aggiunta alla fine.
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Il dettaglio del gestola piastra in quota sulla malta
Posizionamento dei tirafondi con dima prima del getto dei plinti, poi appoggio delle piastre su spessori e messa in quota.
La dima costa mezza giornata. Un tirafondo storto costa una settimana e una perizia.taccuino di cantiere — sintesi redazionale
La curva che spiega tutto
L'acciaio non brucia: cede. La sua resistenza cala con la temperatura in modo continuo, e intorno ai cinquecentocinquanta gradi ne resta circa metà — la metà che, nella combinazione dei carichi in caso d'incendio, corrisponde grosso modo a quanto sta effettivamente portando. Su un profilo nudo quella temperatura arriva in pochi minuti. Proteggerlo significa comprare tempo: il tempo che serve alle persone per uscire e ai soccorsi per entrare.
Andamento qualitativo, tracciato per spiegare il principio. I fattori di riduzione da usare nei calcoli sono quelli degli Eurocodici strutturali in condizioni di incendio: qui non si riproducono, si spiega perché esistono.
Due materiali, una trave
Appoggia una soletta su una trave e avrai due elementi che si flettono insieme ma scorrono l'uno sull'altro: ognuno lavora per conto suo. Impedisci quello scorrimento e i due diventano un'unica sezione, molto più alta e quindi molto più rigida. Il piolo è il pezzo che impedisce lo scorrimento, e la differenza fra le due situazioni non è un dettaglio: è il motivo per cui il solaio misto esiste.
Schema di principio. È anche il motivo per cui non si può «recuperare» un solaio misto aggiungendo spessore di getto: senza connessione, il calcestruzzo in più è solo peso.
Raramente per il costo al chilo, quasi sempre per il tempo e per la luce. L'acciaio vince quando servono campate lunghe, altezze di trave contenute, tempi di cantiere brevi o quando la struttura dovrà essere modificata in futuro. Il calcestruzzo vince su rigidezza, massa termica, resistenza al fuoco intrinseca e costo di manutenzione. In molti progetti la risposta è mista: nucleo in calcestruzzo per i controventi e telaio in acciaio per i piani.
La zincatura a caldo è protezione di massa: dura decenni senza manutenzione ed è la scelta obbligata per carpenteria esterna, strutture in ambiente umido o elementi difficili da raggiungere. La verniciatura in ciclo è più flessibile sul colore e permette il ritocco, ma va rifatta. Nei casi più gravosi si usa il sistema duplex — zincatura più verniciatura — che dura più della somma dei due, perché la vernice protegge lo zinco e lo zinco protegge l'acciaio quando la vernice si graffia.
Non senza verifica. I fori nell'anima si possono fare, ma posizione, diametro e distanza dagli appoggi cambiano la resistenza al taglio in modo tutt'altro che intuitivo, e la zona vicino agli appoggi è la più delicata. La regola di cantiere è semplice: nessun foro non disegnato. Se serve, si chiede il calcolo e, se necessario, il rinforzo con piatti saldati in officina o certificati in opera.
Perché in officina ogni profilo è stato tagliato su misura per una posizione precisa, con fori e piastre che corrispondono soltanto a quel nodo. La marcatura lega il pezzo alla tavola di montaggio e alla sua documentazione di qualificazione. Scambiare due pezzi apparentemente uguali significa quasi sempre trovarsi con fori disallineati e, nel caso peggiore, con un profilo di classe diversa nel punto sbagliato.